Skip to main content
Internet Archive's 25th Anniversary Logo

Full text of "Microsmegma"

See other formats


Albania Lek 200; Argentina Pesos 4; Australia A$ 8; Austria SC 50; Belgio FB 150; Brasile Crs 3,50; Bulgaria Leva 160; Canada CS 6; Canarie Ptas 500; Rep. Ceca KCS 50; Opro L 1,20; Croazia K 19,5; 
Danimarca KH 30; Egitto EP 8.000; Etiopia Birr 6,50; Finlandia FMK 20; Francia FF 25; Germania DM 7,50; Grecia DR 750; Honk Kong HKS 35; India Rs 100; Wanda IR£ 2; Italia £ 3.000; Ubano LL 25; 
Libia Dirh 360; Lussemburgo FL 150; Malta Cents 95; Messico N$ 10; Monaco P. F 25; Norvegia KR 30; Olanda Fi 8; Polonia ZI 5,20; Portogallo Esc 490; Santo Domingo RDS 42; Rep. Slovacca KR 50; 
Slovenia Tali 400; Spagna Ptas 450; Sud Africa RD 22; Svezia SKR 30; Svizzera FS 6; Ungheria FRN 215; United Kngdom LGS 2; USA $ 4,75; Venezuela BS 500. 

MicrosMegma 

LA RIVOLUZIONE INTERNAZIONALE E I SUOI NEMICI*— ' 



J __ 



BOB BLACK, CRTTICAL ART ENSAMBLE, GUY DEBORD, 
ENCYCLOPEDIE DES NUISANCES, ABBIE HOFFMANN, 
RAOUL VANEIGEM, GIANFRANCO SANGUINETTI, 
NOTTINGHAM PSYCHOGEOGRAPfflCAL UNIT, FBI, 
IGNACIO RAMONET, DOMENICO FERLA, GIAN PIERO 
BREGA, PAUL Z. SIMONS, CS. LEONCAVALLO. 



1/95 




i 




W0CLE0 INFORMALE POUATCH 



3 Quasi un editoriale 

Nucleo informale Potlatch 



4 Parole del Potere 

Bob Black 

6 La quotidiana eternità della vita 

Raoul Vaneigem 

1 Precauzioni per lettere- e pacchi-bomba 

F.B.I. 



« 



"| 2 Useless Technology 

Criticai Art Ensamble 

*| 4 Lettera aperta al Ministro Fantozzi 

C.S. Leoncavallo 

-| 5 Panico finanziario 

Ignacio Ramonet 

■J g Corrispondenza con un editore 

Internazionale situazioni sta 

■| 8 Sorpresa, sorpresa: 

Nottingham Psychogeographical Unity 

1 9 Riflessioni sull'attivismo studentesco 

Abbie Hoffmann 



23 




ie des nuisances 



è cosa 



1 



28 Democratici 

Domenico Feria 

29 Sette tesi sul gioco 

Paul Z. Simons 

31 Come hackerare un VAX 

Nuclei CyberautOll 



Poiché la nostra vita è troppo breve, si prega di non disturbare né con richieste di pubblicazione 
di testi o parti di essi, né con altre seccature di questo tipo, che d'altronde cestineremo. 

Per ogni corrispondenza: Paolo Rossi, Via Lorenzo Ghiberti, 8; 40138 Bologna — Italia 
Distribuzione Grafton 9; via Paradiso 2; 40122 Bologna; Tel. +39 - 51 -530041; Fax -266320 
E-mail internet NAV0243@IPERBOLE.BOLOGNA.IT 







—i 



MicrosMegma 



wuasi un editoriale 

OLIM ORTA CITUA ET DETU NON 

Tertulliano De parentibus cap. iv libro i 

Qu-j^st* fuck-zirvs^ vV?8l**- ss-ss-m^rs®- Vn sVpp58rt*8 c*rt*«^?!8 

p-$s-r fmm^gfnf, t-s^stt !& *ltr?8 ch-^- •^s-^-rc 1 1 fn® Vn* 
crftfc* r*dfc*l-s^ * qV-^st* s!©cf^tà. L-s^ dV** %>zf?Bn* 
crw* si pr$^s-^nt*n«® s*Dn?B «B f*r$s- vn* rfvtst* 

t^5&rtc*nm-nt-$^ *8rn!&g-P*-n-^* d£n Vn* propri* 

p*8litfc* pr^fs*, *h-^ f* ti * sVll* sttV*zf*Dn^ 
finenti® X dfv^nt*r^ 1* s®lfi* rfvfsA*-r**k-^A, 
?£ppVr-$^ f*r-$^ 1* rfvf>£*-^n£^nf£?©r^ >p-^>>© 
df*-^ £v£i?& ti *«DnAr*rt?e dt AvAAs^. Abbt*mSB 
>*«-lA® qv^->t' VlAfm* !£>pzf?®n^ *®n>#f dm\ Xf#®l® Sh** 
Sfò pVò &*&mp*er\i.*r-s^. AlSVnf A**>«tf s*r*nn*® l*>$'t * «Li- 
tri ItngV* !8rtgtn*l-^ Xché 1* n®>Ar* ptgrtzt* vfn** 
m?£l,L^ b*J«L*gJ3t**-. Rfpr^p^rr-^-rrt© *n*rm- v**#*ht A-^-oif 
gtVdt**£t d* rf©t dt Vn* qv*^3*rm- vit/3t£à *JHrt 
m*A-^rf*J^f r****i£*£f tn wif A**-J3wn*Af*h^*. I«F3 
n*&t>.ir!g> pr?£gr*mm*, tnv*rt*£?8 d* più dt SwiA'*nnt: 
qV-m-JUtei d**JlE* rrtfBrA-** d**.J1J3 ' E«Bn®m t * , dW^F3?E> 
S«t*.i<£ iJl rì®>&r*& ftn-^: tJI rrfiEv t m-mi A® . L* 

n!©>Ar* pr*t>>t di vJ1Ar*mt J3/3**-n*r t >£t f*n*£t*t: 
**s>ssJ^$^r*r^ qu*nA*6 più p®>> tbt/3*»- *p*8&*J : 3t >t><^ 
C& m-^-g^f® JS'tp©**^* >>**■) X p&A-s^r-^, *n&h-$3- n?©t, 
g<£d-P*-r-$$- tn fV*ÌVr?8 d-^-t >V?8t frvJULi. 

yux^o LV(j)op|jiaXe TToTXaTXT| 



MicrosMegma 




From The Abolition ofWork and Other Essays, 



Loompanics Unlimited, 1980 
(trad. di Stanislao) 



WORDS OF POWER 

ART? An increasingly inadequate substitute for sex. 
BLOOD BANK? Is there any other kind? 
BOREDOM? Obligatory for sophisticates. 
THE BORN-AGAIN? Twice too often. 
CIVILIZATION? The biosphere's skin disease. 
CLASS WAR? The war to end ali wars. 

COUPLES? Monogamy is monotony. 
THE CRUCIFIXION? Too little and too late. 
CYNICISM? Long since surpassed by events. 
DISCO? Thebleatgoeson. 

DISEASE? Very dangerous; a leading cause of doc- 
tors. 

ELECTIONS? Dumbocracy in action. 
FAITH? Is fatai - get thee behind me, God! 
THE FAMILY? Nonukes! 

FEMINISM? Equality with men: a paltry ambition. 

FREE TIME? Work the boss doesn' t pay you for. 

FULL EMPLOYMENT? A threat, not a promise. 

GAYS? JEWS? Elites impersonating the oppressed. 

GOVERNMENT? Guns don't kill, politicians do. 
GURUS? A good mantra is hard to find. 

THE HOSTAGES? Noworth killing, not worth kil - 
ling for. 



JUDGES? Doddering despots in clown suits. 
LAW? Crime without punishment. 
LAWYERS? Life support systems for mouths. 
THELEFT? Left behind. 




ARTE? Un sostituto del sesso sempre più inadeguato. 
BANCA DEL SANGUE? Ce n'è di altro tipo? 
NOIA? Obbligatoria per i raffinati. 
LA RINASCITA? Due volte è troppo spesso. 

GUERRA DI CLASSE? La guerra per terminare tutte 
le guerre. - 
LA COPPIA? Monogamia è monotonia. 
LA CROCIFISSIONE? Troppo poco e troppo tardi. 
CINISMO? Da diverso tempo è superato dagli eventi. 
DISCOTECA? Il belato va in scena (o anche perseve- 
ra). 

MALATTIA? Molto pericolosa; la principale causa 
dei dottori. 

ELEZIONI? Stupidocrazia in azione. 

FEDE? È fatale - mettiti di dietro, Dio! 

LA FAMIGLIA? No ai nuclei! (anche come testate di 

bombe) 

FEMMINISMO? Parità con gli uomini: una meschina 
ambizione. 

TEMPO LIBERO? Lavoro che il padrone non ti 
paga. 

PIENA OCCUPAZIONE? Una minaccia, non una 
promessa. 

OMOSESSUALI? EBREI? Elites impersonanti 
l'oppresso. 

GOVERNO? Le pistole non uccidono, i politici sì. 

GURUS? Un buon mantra è difficile trovarlo. 

HIPPIES? Parlando incessantemente a vuoto. 

GLI OSTAGGI? Uccidendo insignificanti, non vale la 

pena ucciderli (significa probabilmente che non serve 

andare in guerra con l'Iran in riferimento agli ostaggi 

americani trattenuti nel 1979). 

GIUDICI? Despoti vacillanti travestiti da clown. 

LEGGE? Delitto impunito. 

AVVOCATI? Supporti vitali per bocche. 

LA SINISTRA? Lasciata indietro. 



PAROLE DEL POTERE 



MicrosMegma 



LEISURE? Paying & playing are mutualry exclusive. 

LIBERALS? Conservatives with a guilty conscience. 
LIBERTARIANISM? Ali the freedom that money can 
buy. 

LIFE AFTER DEATH? Why wait? 
MARXISM? The highest stage of capitalism. 
MASOCHISM? Like taking your work home with 
you. 

MYSTICS? Have incommunicable insights they 

won'tshutup about 

NECROPHILIA? A social disease. 

NIHILISTS? Going beyond good & evil, they stop- 

ped half-way. 

PEDAGOGICIDE? A victimless crime. 
PLEASURE? Interludes that accentuate pain. 
POLICE? Terrorists with the right credentials. 
POLITICS? Like a pond; the scum rises to the top. 

PREJUDICE? Folk sociology. 
PROPERTY? Is theft - and theft is proper. 
PUNKS? Hippies with amnesia. 
PUNK VENUES? Defoliated fern bars. 

PUNQUES? Punks who attend art school. 

RADIO EVA NGELI STS? Less aural sects, more orai 

sex! 

REAGAN? A step in the Reich direction. 

RELATIONSHIPS? Being alone together. 
RELIGION? Deifying your defects. 
THE RIGHT? Wrong. 

ROCK MUSIC? Has a great future behind it. 
Reserve Off icer Training Corps? Charnel knowledge. 

SAN FRANCISCO? Baja Sausalito. 

THE "SCENE"? How to be different like everybody 
else. 

SEX? An increasingly inadequate substitute for 
masturbation. 

SCHOOL VIOLENCE? Class struggle as struggle in 
class. 

SOCIALISTS? Sheep in wolves' clothing. 
TEACHERS? Outclassed. 
THERAPY? Punishment without crime. 
TROTSKYISM? Stalinism out of power. 
UTOPIA? Nostalgia for the future. 
VEGETARIANS? You are what you eat. 
ZIONISM? Jewish Nazism. 



COMODITÀ? Pagando & godendo si escludono a 
vicenda. 

PROGRESSISTI? Conservatori dalla conscienza 
sporca. 

LIBERTARESIMO? Tutta la libertà che il denaro 
può comprare. 

VITA DOPO LA MORTE? Perché aspettare? 
MARXISMO? Il più alto stage del capitalismo. 
MASOCHISMO? Ti piace portarti il lavoro a casa. 
MISTICI? Possiedono incomunicabili interiorità che 
non possono fare a meno di esternare. 
NECROFILIA? Una malattia sociale. 
NIHILISTI? Andando tra bene & male, si fermano a 
metà strada. 

PEDAGOGICIDIO? Un crimine senza vittime. 
PIACERI? Interludi che accentuano la pena. 
POLIZIA? Terroristi con le credenziali giuste (legali) 
POLITICI? Come uno stagno; la schiuma viene a 
galla. 

PREGIUDIZIO? Sociologia popolare. 
PROPRIETÀ? È furto -e il furto è giusto. 
PUNKS? Hippies con amnesie. 
RITROVI PUNK? Fronde di felce sfrondateci "fern 
bars" sono i luoghi d'incontro degli yuppies). 
PANCS? Punks che frequentano scuole d'arte. 
RADIOEVANGELISTI ? Meno sette auricolare, più 
sesso orale! 

REAGAN? Un passo in direzione del Reich (suona 
"giusta"). 

PARENTELE? Essere soli insieme. 
RELIGIONE? Il deificare i vostri difetti. 
LA DESTRA (anche il DIRITTO o anche IL GIU- 
STO) Sbagliato. 

IL ROCK? Ha un grande futuro dietro di sé. 
Programma militare di rieducazione? Rapporto ses- 
sauale con cadaveri. 

SAN FRANCISCO? Al di sotto del residence per gli 
yuppies di Sausalito (cittadella a nord di Frisco). 
LA "SCENA"? Come essere diversi nel modo di 
chiunque altro. 
SESSO? Unsostit 
inadeguato. 

VIOLENZA SCOLASTICA? Lotta di classe come 
lotta in classe. 

SOCIALISTI? Pecore vestiti da lupi. 
INSEGNANTI? Sur-classati. 
TERAPIA? Punizione senza crimine. 
TROTSKISMO? Stalinismo senza potere. 
UTOPIA? Nostalgia per il futuro. 
VEGETARIANI? Sei quel che mangi. 
SIONISMO? Nazismo ebraico. 



Parole del Potere 



MicrosMegma 

LA QUOTIDIANA 

ETERNITÀ' 
DELLA VITA 

Il Trattato di saper vivere ad uso delle nuove generazioni, 
marca l'emergenza, in un mondo in declino, 
di un'era radicalmente nuova*. 

Nel corso accelerato che travolge con sé poco 
dopo gli esseri e le cose, la sua tersezza 
non ha mai smesso di aumentare. 

Il passato stratificato, al quale si agglutinano ancora colo- 
ro che invecchiano col passar del tempo, si distingue più 
facilmente dei depositi alluvionali, in un'atemporale ferti- 
lità, grazie ad altri che ogni giorno nascono a loro stessi, o 
perlomeno ci provano. 

Là ci sono, per me, due momenti di una stessa e fluttuante 
esistenza in cui il presente non finisce di spogliarsi delle 
sua vecchie forme. 

Un libro che si vuole la lettura di un'epoca testimonia 
solamente una storia dal divenire impreciso; un libro che 
cambia l'epoca propaga anche nel campo delle mutazioni 
future il germe del cambiamento. Se il Trattato è l'uno e 
l'altro, lo deve ad un partito preso di radicalità, alla pre- 
minenza di questo "io" il quale è al mondo senza essere 
del mondo e del quale l'emancipazione prende ormai la 
piega di un preliminare per chiunque scopra che imparare 
a vivere non vuol dire imparare a sopravvivere. 
All'inizio degli anni Sessanta, avevo ipotizzato che l'ana- 
lisi della mia propria soggettività, lungi dal costituire una 
pratica isolata, risuonava in consonanza con altri tentativi 
simili e, giocando sull'aria del tempo, le avrebbe imposto 
in qualche maniera le modulazioni del desiderio. 
Non vi era altro che l'infima presunzione di attribuire a 
parecchi altri il sentimento di noia che tramava nella mia 
esistenza quotidiana, e l'oscura esigenza di denunciarne le 
cause. Ma ci fu, inoltre, la scommessa di preconizzare un 
interesse crescente per questa passione di vivere di cui 



Prefazione di Raoul Vaneigem 
alla seconda edizione del suo 
Trattato di saper vivere ad uso 
delle giovani generazioni, 
éd. Gallimard, 

Collection folio/actuel, 1992. 




6 



Autunno 1995 



MicrosMegma 



l'impossibile definizione si scontrava con il rigore cri- 
tico applicato ad individuare le condizioni che la 
negavano*. 

Nel 1968, l'opera al nero che costituiva la vivisezione 
della sopravvivenza aveva brutalmente superato la 
soglia di sensibilità delle mentalità. Trent'anni più 
tardi, la coscienza si apre lentamente a un rovescia - 
mento di prospettiva, secondo la quale il mondo cessa 
di essere percepito come una fatalità negativa e si 
ordina come inizio di una nuova positività: il ricono- 
scimento e l 'espansione del vivente. 
La violenza ha cambiato di segno. L'insorto non ha 
smesso di combattere lo sfruttamento, la noia, la mise- 
ria e la morte, si è solamente deciso a non combatterle 
più con le armi dello sfruttamento, della noia, della 
miseria e della morte. Questo poiché una tale lotta 
distrugge innanzitutto colui che l'inizia in disprezzo 
della propria vita. Evidentemente, il comportamento 
suicida s'inscrive nella logica di un sistema che se ne 
approfitta dell'esaurimento graduale della natura terre- 
stre e di quella umana. 

Se il vecchio grido «Morte agli sfruttatori!» non è più 
echeggiato tra le citazioni, è perché ha lasciato spazio 
ad un altro grido, venuto dall'infanzia, uscito da una 
passione più serena e non meno tenace: «La vita 
innanzitutto!». 

Rompendo le vetrine, il rifiuto della merce ha così 
pubblicamente accentuato, nel 1968, il punto di rottura 
di una linea economicamente tracciata da millenni sui 
destini individuali dissimulando sotto arcaici riflessi 
di paura e di impotenza la vera radicalità del movi - 
mento insurrezionale: la possibilità infine offerta di 
fondare sulla volontà di vivere, presente in ciascuno, 
una società che acceda per la prima volta nella storia a 
una vera umanità. 



Scritto tra il 1963 ed il 1965, il manoscritto del Trattalo fu spedito a tredici 
editori che lo rifiutarono. L'ultimo a pronunciarsi, il comitato dei lettori delle 
edizioni Gallimard, dove aveva a disposizione il solo sostegno di Raymond 
Queneau e di Louis-René Des Forest mi fecero pervenire il testo e la decisio- 
ne di non pubblicarlo il giorno in cui il Figaro Hueraire, consacrando un arti- 
colo ai Provos di Amsterdam, incriminava l'influenza dei siluazionisti. La 
sera stessa Queneau domandava per telegramma il rinvio del manoscritto. 
Ridussi a qualche pagina la parte finale sul modello dei consigli operai. La 
seconda postfazione ne porta le tracce. Il libro uscì il 30 novembre 1967. sei 
mesi prima di ciò che non si chiamava ancora la rivoluzione del Maggio '68 
perché il suo contenuto più innovatore si cominciasse a pena a manifestarsi. 
AI momento dell'apparizione, diversi lettori sottolinearono a quale punto 
fosse lo slato di benessere economico che stava regnando, smentendo cosi la 
mia analisi della sopravvivenza 

Un simile scetticismo accoglierà // libro dei piaceri, pubblicato nel 1979, in 
un'epoca in cui lavorare e guadagnare soldi appariva rievocare tutt'altro tipo 
di preoccupazioni. Cosi fu anche per L'indirizzo ai viventi sulla mone che li 
governa e l'opportunità di disfarsene (1990). Aggiungiamo, all'occorrenza, 
non più la critica della sopravvivenza ma l'affermazione di una corrente in 
cui si esprima con una nettezza crescente il principio «la vita innanzitutto». 
Nel 1967, molti avevano valutato come vaga e incomprensibile la nozione di 
"qualità della vita". Un breve avvenire gli darà ragione visto che esiste in 
Francia una ministero con lo stesso nome. Tuttavia, tutto oggi indica negli 
individui e nella collettività una grande preoccupazione per precisarne la pra- 
tica e per assicurarne la sovranità. La stessa constatazione si applica alle idee 
di trasparenza, partecipazione, di rovesciamento di prospettiva, di creatività, 
tutti termini che mi fu chiesto di sostituire «perché non esistono». 



Molti colsero piuttosto l'occasione d'aprire negozi 
nella contestazione, dispensandosi dal cambiare un 
comportamento in conflitto con i meccanismi 
dell'impresa mercantile. Si troveranno quindi lettori 
per scoprire nell'analisi del male di vivere - di cui non 
aspiravo che a disfarmi un alibi - le giustificazioni per 
non rimediare in alcun modo allo stato di sopravvi - 
venza che il conforto del welfare state gli aveva prece- 
dentemente mascherato, grazie ad abbondanti ed 
amare consolazioni. 

Questi si forgeranno nuove cortecce caratteriali sotto 
il fuoco verbale del militantismo terrorista. In seguito, 
e senza rinunciare a discorsi incendiari, entreranno 
nella carriera burocratica e faranno gloriosamente 
parte delle migliori cinghie di trasmissione dello Stato 
e del mercato. 

Negli anni Sessanta si radicò una mutazione economi- 
ca i cui effetti si precisano oggi. Con il discernimento 
che procura facilmente l'avanzare del tempo, percepi- 
sco meglio quanto, tutto sommato, mi sia stato facile 
prendere partito in questo interregno, in cui il potere 
passato indeboliva la sua stretta mentre quello nuovo 
non l'assicurava che imperfettamente, per rilevare la 
soggettività del discredito che incoraggiava comune- 
mente e per fondare un progetto di società sulla gioia 
di sé e rivendicandosi come gioia del mondo. 
Siamo stati in tre o quattro a dividere e a dividerci la 
passione di «costruire situazioni». Questa passione, 
ciascuno l'ha portata secondo la sorte che gli ha riser- 
vato la propria esistenza. Tuttavia, non ha perduto 
nulla della sua necessità, così come lo confermano 
l'irreprimibile progresso del vivente e gli interessi che 
vi ha investito il neocapitalismo ecologico. 
Il mondo ha subito più sconvolgimenti in trent'anni 
che in parecchi millenni. Che il Trattato non sia del 
tutto estraneo all'accelerazione improvvisamente 
impressa dalle circostanze mi da, in fondo, meno sod- 
disfazioni che veder tracciarsi - in qualche individuo e 
nella società - i sentieri che conducono dalla centra- 
lità, consentita infine al vivente, alla probabile crea - 
zione di un'autentica specie umana. 
Il Maggio '68 ha definitivamente decantato la rivolu- 
zione che i rivoluzionari intrapresero contro loro stes- 
si, la rivoluzione permanente per la sovranità della 
vita. 

Non vi è movimento rivoluzionario che, dalle sue 
fonti alla sue foci, non sia stato determinato dal pro- 
cesso di espansione della merce. L'economia rompe 
nuove tirannie - strette nella gogna di forme arcaiche 
- grazie alle libertà ispirate dalla libertà di commercio, 
ove presto si fondono, spinte dalle costrizioni inerenti 
la legge del profitto. 

Alla fine l'economia riprende con gli interessi quello 
che aveva investito all'inizio. La nozione di "recupe- 
ro" non esprime nulla di diverso. I rivoluzionari si 
sono solo rivoltati su sé stessi, negandosi alla velocità 



Quotidiana eternità 



7 



MicrosMegma 



della loro rotazione. 

La rivoluzione del 1968 non è sfuggita alla regola. 
Facendo leva più sul profitto del consumo generaliz- 
zato che sulla produzione, il sistema mercantile deter- 
mina il passaggio dall'autoritarismo alla seduzione del 
mercato, dal risparmio allo spreco, dal puritanesimo 
all'edonismo, dallo sfruttamento sterilizzante la terra e 
l'uomo alla lucrativa ricostruzione dell'ambiente, del 
capitale più prezioso che l'individuo ha come capitale 
più prezioso. 

L'impulso del mercato detto "libero" ha riunificato il 
capitalismo provocando il crollo del capitalismo di 
Stato detto burocratico, preteso comunista. Il modello 
occidentale ha fatto tabula rasa delle vecchie oppres- 
sioni. Ha impiantato una democrazia da supermercato, 
un'autonomia da self-service , un edonismo in cui i 
piaceri si pagano. Il suo affarismo raggrinzisce le 
grandi vesciche ideologiche gonfiate in modo così 
penoso, di generazione in generazione, grazie al vento 
delle stagioni politiche. 

Sotto l'insegna del prezzo unico, ha dato alloggio al 
commercio di religioni tra il sex-shop e il drugstore. 
Infine si è accorto che un uomo vivo può far guada - 
gnare più di uno morto o corroso dall'inquinamento. 
Stupitevi quindi del crescente successo di un mercato 
pieno di tenerezze e di profitti di cuore! 
Non è che si arrivi ad una critica dello spettacolo che 
si travesta in spettacolo critico; è che, la saturazione di 
prodotti denaturati, senza gusto e senza uso, raggiunge 
i suoi limiti, e il consumatore, incapace di oltrepassare 
la stupidità e la passività, si trova gettato in un merca- 
to concorrenziale in cui la redditività punta sul criterio 
della qualità e della "natura". Eccoci quindi, per forza, 
indotti a far prova di discernimento, a riscoprire i 
frammenti di un'intelligenza a cui il primo consumi - 
smo gli aveva tolto lavoro. 

Potere, Stato, religione, ideologie, esercito, morale, 
sinistra, destra, per quanto biecamente siano inviati 
con calma alla distruzione da un imperialismo di mer- 
cato, in cui il rovescio vale quanto il dritto, e che li 
inciterebbe senza dubbio a raggrupparsi, se un sospet- 
to di sfida non dimostrasse che si sono già convertiti e 
che stiano lavorando sotto un altro colore, il verde, ad 
esempio, che è anche il colore del dollaro. Giacché, 
tanto democratico quanto beffardo, il consumismo 
new look presenta sempre la fattura e l'obbligo 
dell'acquisto. La vita sottomessa all'effetto di bramo- 
sia non sfugge al vecchio rimprovero di doversi perde- 
re pagandosi. 

Se è un luogo in cui la presa di coscienza sogna il suo 
miglior valore d'atto essenziale, è nel comportamento 
quotidiano - in ogni istante in cui si verifica una volta 
di più che i dadi sono come al solito truccati - che ci 
si mette in gioco. 

La storia del sistema mercantile presenta, dalla struttu- 
ra agraria in cui nacquero le prime Città-Stato alla 
conquista planetaria del libero mercato, un incessante 



passaggio da un'economia chiusa ad una aperta, da un 
ripiego protezionista alla libera circolazione dei beni. 
Ogni progresso della merce genera libertà formali e 
una coscienza che ha su di esse, l'inestimabile privile- 
gio d'incarnarsi negli individui e d'identificarsi nel 
movimento dei desideri. 

L'ideologia della libertà veicolata dalle rivoluzioni 
tradizionali - le insurrezioni comunali dell'xi e del xn 
secolo, 1789, 1848, 1871, 1917, 1936 - si è sempre 
prodigata a reprimere nel sangue un'esuberanza libidi- 
naie, normalmente ridotta a sanguinose disinibizioni. 
Una sola rivoluzione che incontrandosi con le altre, è 
bene che un giorno metta un termine bell'e buono a 
diversi millenni d'inumanità, non si è ancora conclusa 
nello strazio di violenze repressive. Molto semplice - 
mente non è ancora finita. 

Nel 1968 l'economia costruiva su sé stessa la fibbia 
del suo apogeo e del suo annientamento. Abbandonato 
il puritanesimo autoritario della produzione, si riversa 
nel mercato più lucrativo, della soddisfazione indivi- 
duale. Nelle mentalità e nei consumi si propaga allora 
un lassismo che riconosce ufficialmente il piacere, ma 
quello redditizio, gravato da un valore di scambio, sra- 
dicato dalla gratuità del vivente per servire il nuovo* 
ordine mercantile. 

Fine della partita: la freddezza di calcolo si è avvicina- 
ta troppo al calore delle passioni. Come evitare che la 
voglia di vivere, di volta in volta stimolata e negata, 
denunci l'artificio delle volontà di mercato? 
Attraverso quale menzogna cucita sul filo d'argento 
della riconversione ecologica di affari intimerà d'apri- 
re solamente all'impaurita salvaguardia del vivente, 
interdicendo agli individui di ricreare, inseparabilmen- 
te, i loro desideri e il loro ambiente? 
Una vecchia fatalità, che soggioga coloro che fomen- 
tano le rivoluzioni, ordinava di andare ove li avesse 
portati l'economia: alla sua modernità e alla loro rovi- 
na. Se è stata smentita nel 1968, è perché fu a favore 
di una coscienza soggettiva del vivente. Il rifiuto del 
lavoro, del sacrificio, della colpa, della separazione, 
dello scambio, della sopravvivenza, così facilmente 
recuperato dal discorso intellettuale, si è nutrito di una 
lucidità che andava ben al di là della contestazione - o 
meglio al di qua, se si preferisce - per legarsi al movi- 
mento d'affinità dei desideri, all'infanzia quotidiana 
della vita alle prese con ciò che la sfrutta e la distrug- 
ge- 

La coscienza tagliata del vivente è una coscienza 
cieca. Portare gli occhiali neri del negativo dissimula 
innanzitutto che si proceda al contrario di ciò che si è. 
L'analisi sociale dei pensatori alla moda è a questo 
riguardo rivelatrice di bella costanza nel ridicolo. 
Rivoluzione, autogestione, consigli operai, tante paro- 
le votate al ridicolo nell'istante in cui il potere statale 
è battuto sulla breccia da collettività le cui decisioni 
collegiali non soffrono né dell'intrusione di mandanti 
politici, né della presenza di istigatori o capi, né della 



8 



Autunno 1995 



MicrosMegma 




formazione di una gerarchia. 

Non sottostimo l'insufficienza di tali pratiche, gene- 
ralmente limitate a reazioni di difesa. Ma là si manife- 
sta, senza denominazione d'origine controllata, un 
comportamento in rottura coi vecchi movimenti di 
massa. Un insieme d'individui non più ridotto a folla 
governabile a piacere. 

La vita quotidiana, del resto, attesta mancanze ben 
maggiori, cominciando dalla poca chiarezza che vi 
proiettano coloro i quali si trascinano a piacimento nei 
piaceri e nelle pene. 

Non è stato forse necessario terminare l'era giudaico- 
cristiana per scoprire sotto l'usura della parola "vita", 
una realtà obliterata da questa sopravvivenza al quale 
la riduce il ciclo della merce prodotto dall'uomo e 
riprodotto a propria immagine? 

Nessuno è stato impegnato in un processo d'alchimia 
individuale, ma la mancanza d'attenzione e di chiaro- 
veggenza è tale presso la gente che chiama "caso" la 
loro passività e rassegnazione, che il magistero non 
agisce al di là dell'opera al nero, della putrefazione e 
della morte, lavoro ordinario di desideri indotti a 
negarsi. 

Al contrario, sto dalla parte della volontà di autonomia 
individuale, del sentimento, necessariamente dispera- 
to, di essere preda di una congiura universale di circo- 
stanze ostili. Il negativo è l'alibi di una rassegnazione 
a non poter mai essere sé stessi, a non prendere mai in 
mano la ricchezza della propria vita. 
Preferisco fondare sui desideri una lucidità che, illu- 
minando in ogni istante la lotta del vivente contro la 
morte, annulla nel modo più sicuro la logica di deperi- 
mento della merce. Nella passione, quotidianamente 
rianimata, di sbrogliare dalla mia vita ciò che l'impa- 
stoia e la sfrutta - il rapporto sperimentale che conse- 
gni, insomma, una sola opera - non costituisce né la 
migliore né la minore delle parti. Il Trattato di saper 
vivere, Il libro dei piaceri e Indirizzo ai viventi pre- 
sentano tre fasi di una continuità in cui si concatenano 
più concordanze fra il mondo in mutazione e qualche 



assicurazione, scaglionando il paziente tentativo di 
crearsi ricreando la società. 

La caduta del saggio di profitto estratto dallo sfrutta- 
mento e dalla distruzione della natura ha determina- 
to, alla fine del xx secolo, lo sviluppo di un neocapi- 
talismo ecologico e di nuov i modi di produzione. La 
reddittività del vivente non si pone più a partire dal 
suo sfruttamento ma dalla sua ricostruzione. La 
coscienza della vita a creare progredisce perché il 
senso delle cose vi contribuisce. Mai i desideri, resi 
alla loro infanzia, sono riusciti a produrre una tale 
potenza che fosse capace di rompere ciò che li rove- 
scia, li nega, li reifica come oggetti mercantili. 
Così si arriva a oggi, a ciò che nessuna immaginazio- 
ne aveva mai osato sostenere: il processo d'alchimia 
individuale non sfocia a niente di meno che la tra - 
smutazione della storia inumana nella realizzazione 
dell'umano. 

Settembre 199 ì 

(Trad. di Alfio e Stanislao) 

8I8LIOGPBPIB SC6LTB 

1956: Isidore Ducasse e il Conte di Lautreamont nelle 
Poesie, ed. L'Affranchi, Salorino (Svizzera) 1991 

1962: "Banalità di base", in Internazionale situazionista 
1958-'69, Nautilus, Torino 1993 

1 967: T rollalo di saper vivere ad uso delle giovani genera - 
zioni, Vallecchi, Firenze 1973 (una postfazione del 1972 
"Brindisi alla salute del proletariato rivoluzionario" è 
apparsa per l'Ed. dell'alambicco, Napoli-Viterbo) 

1969: "Avviso ai civilizzati riguardo all'autogestione 
generalizzata", in Internazionale situazionista 1958-69, cit. 

1972: Terrorismo o rivoluzione, Nautilus, Torino 1982 

1974: (Sotto lo pseudonimo di Ratgeb) Dallo sciopero 
selvaggio all'autogestione generalizzala, l& Salamandra, 
Milano 1978 

1977: (Sotto lo pseudonimo di Jules Francois Dupuis) 
Controsteria del swrealismo. Arcana, Roma 1978 

1979: // libro dei piaceri. Arcana, Roma 1980 (nuova edi- 
zione francese del 1993 con prefazione dello stesso 
Vanaigem per le ed. Labor) 

1986: Le Mouvement du Libre-Esprit, Ramsay 

1990: Adresse aux vìvants sur la mori qui les gouveme et 
Topportuniteé de s 'en defaire, Seghers 

1991: Louis Scutenaire, Seghers 

1991: (Sotto lo pseudonimo di Tristan Hannaniel) Les 
conlroverses du chiistianisme, Bordas 

1992: Lettre de Statine à ses enfant s enfin reconcilies de 
l'Est et de l'Ouest, Manya 

1993: La Résistance au christianisme, Fayard 

1994: Les heresìes, Presses Universitaires de France 






Vanaigem 



MicrosMegma 



Indicatori di lettere- e pacchi-bomba 

Fonte: FBI 

Precauzioni 




Rigld or Bylky Badly Typed 

or Wrftten 



Ho Return Strange 
Address Odor 




on Wrapper 

1. Non accettare mai posta, specialmente pacchi, a casa vostra da un Paese straniero. 

2. Assicurarsi che i membri familiari e il personale ecclesiastico conosciuto rifiutino 

tutta la posta inaspettata a casa o in ufficio. 
3. Ricordate: Potrebbe essere una Bomba. Trattatela con sospetto. 

1 Autunno 1995 



MicrosMegma 



epunti di riconoscimento di lettera- e pacco-Bom&a 



Smodata affrancatura 
Initolazioni sbagliate 
Intitolazioni senza nome 
Errori d'ortografia o parole comuni 
Macchie d'olio o di scolorimenti 
Senza mittente 
Peso eccessivo 
Busta rigida 

Busta sbilenca o diseguale 
Fili sporgenti o stagnola 
Distrazioni visive 

Posta Estera, Posta Aerea e Consegne Speciali 
Marcato restrittivamente come Confidenziale, Personale, etc. 
Scritto a mano oppure indirizzo dattilografato malamente 
Eccessivo materiale di sicurezza come nastro isolante, corda, etc. 



s 






z)m.<bom<rex. 




11 



MicrosMegma 



ili* ISSI Wt nìrawwwr ssa fltt 

Useless Technology 

"Technology so pure that its only function is to exist." 





Piattaforme spaziali Laser ADI 

Il fulcro del grandioso monumento di Reagan all'inutilità. Adesso potete anche Voi partecipare a 
questa forma maniacale intemperante. 
Dal Governo usa telefonare 

Assortimento Jenn Air 156 

L'assortimento Jenn Air 156 Vi offre dozzine d'opzioni che trascendono l'uso umano. Questa 
smoderata perversione include una ventola senza spifferi con 450 metricubi al minuto, compres- 
sore interno, luce alogena, bobina, elementi brillanti e resistenti, forni convenzionali e termici, 3 
differenti timers opzionali, e un versatile sistema di coperchi così che puoi designare lo stile della 
superficie di cottura che più d'aggrada. 
Dalla Jen Air $1299.95 

Sbucciatore elettrico Farberware 



Lo sbucciatore elettrico della Farberware provvede a soddisfare i bisogni che la maggior parte 
dei consumatori più disparati possano desiderare. Ma prima di conoscerlo, questo dispositivo 
sarà aspirapolvere in un ripostiglio o in uno stipo assieme alla Vostra macchina per la pasta e il 
bastoncino elettrico per mescolare cocktail, diventando così un altro pezzo di tecnologia inutile 
Viene montato con un rimuovi-tubèrcolo di patata, filo di m. 6, adattatore a basso voltaggio e 
lama d'acciaio inossidabile removibile. Regolabile per destri o mancini. 
Dalla Farberware $34.95 



MicrosMegma 




Molti articoli precedentemente 



pensati per essere 



Apocalittici o Utopici 

SONO ORA 



TOTALMENTE INUTILI! 



Sistema di puntamento del Missile Pershing II 



Qui, i limiti di eccesso vanno oltre il visibile. Questo terminale/guida, l'unità di sincronizzazione 
radar/video giroscopica per ogni stagione vive un'esistenza devota allo stato dell'arte inutile. Il reale 
dispiegamento di forti correnti in assenza, nello straordinario, di margini irrazionali di esistenza. 
Dalla Goodyear telefonare 

fine della prima parte 

Criticai Art Ensemble (c.a.e.) è un collettivo formato da sei artisti statunitensi di 
diverse branche coinvolti nella produzione di un nuovo genere artistico che 
esplora le intersezioni fra la teoria critica, l'arte e la tecnologia. 

Combinano la "teoria situazionista" con quella di Baudrillard, Foucault etc. 
Fanno anche performance artistiche basate sulla loro teoria "politica" che prevede 

V Hacking come arma sovversiva nel "Cyberspazio". 
Nel febbraio 1995 è stato pubblicato Sabotaggio elettronico, edizioni Castelvecchi, 
viale del Vignola 75, Roma; a £ 12.000 traduzione italiana di The Electronic 
Disturbarne, di cui consigliamo vivamente la lettura. 



Tecnologia inutile 



13 



MicrosMegma 



MILANO - LEONKAVALLO 
PER FORTE PRENESTINO 

Milano, 17 ottobre '95 

Al Comune di Roma (FAX 06/67103590) 
Agli organi di stampa (FAX DIVERSI) 
Ai centri sociali (FAX DIVERSI) 
Facciamo la nostra offerta 



Lettere aperta al Ministro Fantozzi 

Egregio Ministro Fantozzi, 

finalmente veniamo a conoscenza della 
messa in Asta del Forte Presentino sito in 
località Centocelle (Roma), zona periferica 
rinomata per l'abbandono, il degrado e la 
desertificazione culturale. 
Con uomini come Lei si sta rifacendo l'Italia, 
uomini capaci, efficienti e perché no, ce lo 
consenta, in grado di andare completamente 
controcorrente, verso l'impopolarità, pur di 
perseguire gli interessi annessi alla privatiz- 
zazione delle aree cosiddette dismesse, piut- 
tosto che impegnarsi per la dispendiosissima 
procedura tesa alla loro ristrutturazione, dove 
gli interessi patrimoniali di certo non ne trar- 
rebbero beneficio, pratica d'altronde proprio 
da alcune amministrazioni locali infelice - 
mente tentata, visto il corrispondente disinte- 
resse per la ricerca di spazi destinati 
all'aggregazione e alla promozione politica- 
culturale. 

Certi della Sua comprensione restiamo in 
attesa di Sue nuove circa l'ammontare neces- 
sario all'acquisto della suddetta area, nonché 
di qualsivoglia altra area dismessa attualmen- 
te "sottoutilizzata". 

In tutto il territorio nazionale siamo a cono - 
scenza di centinaia di questi luoghi denomi- 
nati centri sociali . Nel merito, vorremmo 
segnalarla un'area sita in località Milano, 



zona Greco in Via Watteau 7 "sottoutilizzata" 
e denominata C.S. Leoncavallo , alla quale 
siamo personalmente interessati, per ragioni 
che non staremo certo qui a menzionare in 
questa nostra breve, un solo fatto: il 18 otto- 
bre c.a. sono esattamente vent'anni che ci 
interessiamo di aree dismesse e di occupazio- 
ni annesse. 

Non avendo potuto usufruire della regolare 
concessione dovuta ai vent'anni continuativi 
di occupazione e non essendo riusciti ad usu- 
fruire peraltro neppure di nessun'altra clau - 
sola legislativa riguardo al riconoscimento di 
spazi legati unicamente allo sviluppo della 
socialità e della libertà di pensiero, certi della 
Sua collaborazione le chiediamo di fornirci 
una lista completa di aree dismesse e "sottou- 
tilizzate" in modo da consentirci la più ampia 
gamma possibile di scelta sul territorio 
nazionale. - « 

Noti i nostri recapiti domiciliari (depositati 
regolarmente presso il Tribunale di Milano) 
attendiamo Sue. 

Prima dei saluti ci preme farLe un'ulteriore 
richiesta. 

In concomitanza col periodo natalizio, siamo 
nelle condizioni per poter orientarci anche 
verso un altro eventuale acquisto, tramite 
asta pubblica, di un area dismessa destinata a 
parcheggio. 

Essendo venuti a conoscenza della sottouti - 
lizzazione di un'area posta in località Roma, 
in V ia dei Fori Imperiali denominata 
Colosseo, Le chiediamo cortesemente una 
conferma, e l'eventuale prezzo base per poter 
partecipare all'Asta. In attesa distinti saluti. 

N.B. Ci raccomandiamo della puntualità 
dell'ora e della data perché ci teniamo ad 
essere presenti con folte delegazioni all'asta 
del C.S. Forte Prenestino per rilanciare la 
nostra offerta. 

Gli e le occupanti del C.S. Leoncavallo 

(info 02/26140287 e modem ECN 
02/2840243 fax 02/26820360)) 



14 



Autunno 1995 



MicrosMegma 

M'cudo&uùca 

Panico finanziario 



di Ignacio Ramonet 

C'è da chiedersi a quale grado di assurdità sia 
arrivato il sistema finanziario internazionale che 
sembra obbedire ormai soltanto al motto: «ognu- 
no per sé». Non esistono arbitri in questo gioco 
che non è più retto da nessuna regola, tranne 
quella della ricerca del massimo profitto. 

Questa crisi ha però fatto emergere, sotto gli 
occhi di tutti, i veri padroni della geofinanza: 
sono i gestori dei fondi pensioni e dei fondi 
comuni di investimento: quelli che nel suo lin - 
guaggio specialistico la stampa economica chia- 
ma «i mercati». 

Si conoscevano le cifre astronomiche mobili- 
tate da questi gestori (i fondi pensioni americani 
rappresentano da soli 6.000 miliardi di dollari...), 
e si prevedeva che un loro brusco spostamento 
avrebbe provocato un giorno danni rilevanti. 

Come le grandi banche che nel xix secolo 
imponevano a numerosi Paesi l'atteggiamento da 
adottare, o come le multinazionali negli anni 
Sessanta e Ottanta, questi fondi privati hanno 
ormai in loro potere il destino di molti Paesi e, in 
qualche misura, le sorti economiche del mondo. 
Basta che domani cessino di aver fiducia nella 
Cina (dove nel 1994 gli investimenti esteri diretti 
hanno raggiunto 32 miliardi di dollari!) e come in 
una partita di domino i Paesi più esposti 
(Ungheria, Argentina, Brasile, Turchia, 
Thailandia, Indonesia ecc.) vedranno i capitali 
ritirarsi in preda al panico provocando il loro fal- 
limento e il collasso del sistema. 

La recente caduta della Banca britannica 
Barings conferma che, contrariamente al mito 
propagandato dal pensiero unico, i "mercati aper- 
ti" non funzionano a perfezione, e il capitale pri- 
vato non detiene il monopolio della saggezza. 

I mercati, reputati "infallibili", si sono sba - 
gliati un'altra volta, di grosso; e non hanno subito 
sanzioni solo grazie all'aiuto che gli Stati hanno 
fornito attingendo a fondi pubblici: violazione, 
questa, di un dogma ultra-liberale che i liberisti si 




sono ben guardati dal denunciare. 

Ha trovato così un'ulteriore conferma una 
regola d'oro non proclamata: al capitale i più 
favolosi guadagni, le perdite alla collettività. 

Nella realtà dei fatti, il nuovo potere mondiale 
sfugge in larga misura agli Stati. 

La globalizzazione e la delirante deregola - 
mentazione dell'economia favoriscono l'emerge- 
re di nuovi poteri che con l'aiuto delle moderne 
tecnologie scavalcano ormai permanentemente le 
strutture degli Stati e trasgrediscono a ogni loro 
regola. 

Quando il modello economico è quello dei 
paradisi fiscali e i "mercati" arrivano al punto di 
penalizzare (in nome della lotta all'inflazione) la 
crescita e la creazione di posti di lavoro, non è 
forse il caso di denunciare una perversione irra- 
zionale nel regno della finanza? 



Panico 



15 



MicrosMegma 



Da una lettera intestata 




Signor R. R. 
[■] 

Paris 20° 
Francia 

Milano, 18/11/71 

Caro Signor R., 

Siamo interessati all'esame del libro di cui sotto, in vista di 
una traduzione italiana. 

Vi preghiamo di inviarcene una copia in lettura con acclusa 
un'opzione di due mesi. 
Nell'attesa della vostra risposta, 

molto sinceramente, 

(Cin Calabi) 
Foreign Rights Dept. 

Riceviamo ora da Van Gennep il libro. Gli abbiamo chiesto 
di scrivervi per l'opzione. Ci interesserebbe anche sapere se 
sareste d'accordo per un'eventuale scelta di testi tratti da 
questa edizione. 
Con i nostri migliori saluti. 

*** 

LETTERA RACCOMANDATA 

Signor Calabi 
Edizioni Feltrinelli 
via Andegari, 6 
20121 Milano — Italia 

Parigi, 9 dicembre 1971 

Signore, 

Mi viene comunicata la vostra lettera del 18 novembre, indi- 
rizzata a R.R., con cui domandate un'opzione per una tradu- 
zione italiana della raccolta della rivista lntenationale 
Situationniste ripubblicata nella sua versione francese origi- 
nale dal Signor Van Gennep, di Amsterdam. 
Si dà il caso che l'edizioni Feltrinelli hanno già pubblicato 
di loro propria iniziativa, nel dicembre 1967, quando cioè 
cominciave nelle università e nei licei di Torino e Milano 
un'agitazione che si è poi fortunatamente estesa fra gli ope- 
rai d'Italia, la traduzione di una brochure situazionista inti- 
tolata presso di voi Della miseria nell'ambiente studentesco. 
Le diverse migliaia di esemplari stampati furono tutti vendu- 
ti in una decina di giorni e, fatto poco corrente nella storia 
dell'editoria, mai venne fatta una seconda ristampa, malgra- 
do le richieste d'acquisto, per centinaia di esemplari, prove- 
menti da diversi gruppi rivoluzionari italiani; e malgrado le 
promesse che la vostra Casa dispensò loro su questo punto. 
Era l'effetto di una censura esercitata presso il signor 
Feltrinelli dai suoi mattres à penser del momento. 
Feltrinelli, questo rettile staliniano, diventato trotskista non 
ha evidentemente cambiato il suo personaggio di poliziotto 
subalterno della burocrazia. 



Ci stupiamo dunque dell'impudenza della vostra attuale 
richiesta. I vostri tentativi di modernizzazione intellettuale 
tardiva non vi riaccattiveranno la stima di nessuno. Noi vi 
rifiutiamo formalmente il diritto di pubblicare per intero o 
in parte qualunque testo dell' I.S. 

Nell'attesa della vostra espropriazione, vogliate, vi prego, 
trasmettere al vostro padrone i sensi del mio disprezzo. 

Perl'I.S.: Guy Debord 

*** 

M. Guy Debord 
Internationale Situationniste 
B. P. 307-03 
Paris, France 

Milano, 31-12-71 

Signore, 

la Sua lettera del 9 dicembre è piena zeppa di errori di fatto 
e di diritto. 

E questo al di là del tono stupidamente arrogante con cui è 
scritta. 

Mi stupisco che l'Internazionale Situazionista, dopo aver 
sbandierato per anni l'immoralità del copyright, ora, tramite 
Suo, ricalchi le strade battute dall' editoria e dagli autori 
"borghesi". Che diavolo significa allora «tous les textes * 
publiés dans Internationale Situationniste peuvent ètre 
librement reproduits, traduits ou adaptés, mème sans indica- 
tion d'origine»? 

È una pura ostentazione di sovversismo velleitario? Oppure 
come tutto mi lascia credere, è Lei che - contro il volere del 
gruppo - si arroga diritti che non ha? 
La questione, ad ogni modo, mi interessa assai poco. 
Desidero stabilire invece alcune verità di fatto, senza peral- 
tro illudermi di convincere una persona come Lei, che ha 
dimostrato con la Sua lettera isterica e cialtrona di essere 
costituzionalmente avverso alla ricerca di qualsiasi verità. 
Sappia dunque che «les quelques milliers d'exemplaires» 
tirati della Miseria nell'ambiente studentesco furono vendu- 
ti con lo stesso ritmo di altre pubblicazioni della stessa serie 
e in parte distribuiti gratuitamente proprio come facciamo 
per libri del genere, da cui ci attendiamo non certo un utile 
materiale, ma che assolvano una funzione di informazione e 
di aggiornamento culturale e politco. Di solito proprio per il 
carattere non redditizio della collana non si ristampano i 
volumi, che risultano del resto esauriti solo perché le gia- 
cenze vengono date in omaggio a circoli culturali e politici. 
Quindi le Sue osservazioni circa il «fait peu courant dans 
l'histoire de l'édition» sono pure chiacchiere. 
Quanto alla presunta censura «exercée chez M. Feltrinelli 
par ses maltres à penser du moment» La invito a leggersi il 
catalogo delle edizioni; imparerà se non altro cosa significa 
avere del coraggio e dell'indipendenza intellettuale. 
Feltrinelli, per Sua norma, non è mai stato staliniano così 
come ora è lungi dall'essere trotskista. Lei piuttosto cos'è? 
Dal testo della Sua lettera La si direbbe un malato. Non ci 
teniamo affatto, dunque, signor Debord, alla Sua stima: ci 
basta quella dei nostri lettori che rappresentano oggi in 
Italia il meglio della cultura militante e dell'azione politica. 
Un consiglio: si faccia curare. 
Un augurio: guarisca presto. 

Gian Piero Brega 



16 



Autunno 1995 



MicrosMegma 



L'Internazionale Situazionista a G. P. Brega 



Copia a Del Bo direttore degli 
Feltrinelli. 



ivi dell'Istituto 



Milano, 14 febbraio 1972 



Povero coglione, 



Noi abbiamo letto la tua lettera a Debord. 
Siamo contenti di constatare che sei stato urtato. 
Notiamo anche quanto tu sia ringalluzzito dal relativo e risi- 
bile aumento di potere che l' altrettanto relativo e ridicolo 
"esilio" del tuo padrone di concede di avere nella sua casa 



Poiché un agente di Feltrinelli non può essere che un menti- 
tore, le tue pseudorettifiche imbarazzate a proposito della 
Misere en milieu étudiant non meritano alcuna risposta (ma 
non sono in pochi gli estremisti che si ricordano ancora del 
tuo degno compare Nanni Balestrini che adesso si vanta a 
bischero sciolto di «volere tutto», ma che all'inizio del 1968 
si accontentava di fare la sua miserabile ma insistente que- 
stua presso di loro per avere il ricavato delle vendite "under- 



Tu firmi d'altra parte tutta la temeraria inutilità delle tue 
menzogne, quando pretendi che il tuo padrone non è e non è 
mai stato stalinista. Tu vorresti, stronzo, essere nella posi 
zione stessa di Stalin per dare da solo la definizione canoml 
ca delle parole. Secondo te Feltrinelli non sarebbe uno stali) 
nista; e allora nemmeno Dubcek, né Kadar, né Arthur 
London, né Castro, né Mao lo sarebbero. E di questo passo 
nemmeno tu, Brega, saresti una baldracca e nemmeno un 
imbecille! Capiamo il tuo interesse, ma finiscila di sognare! 

Del resto se tu non fossi tanto ignorante quanto è d'obbligo 
per un direttore editoriale di Feltrinelli, sapresti che i docu- 
menti che certificano lo stalinismo di Feltrinelli e una parte 
dei suoi commerci col partito cosiddetto comunista, sono già 
raccolti proprio nello stesso Istituto Feltrinelli: non hai che 
da domandare a Del Bo di mostrarteli. 
Stà pur sicuro che quand'anche Feltrinelli ne pagasse mille 
altri mille volte meno minchioni di te per propagandare 
presso i giovani rivoluzionari la sua posticcia verginità anti- 
stalinista, questi non basterebbero. 

E quando hai tu l'intenzione di farti pagare da Feltrinelli per 
venire a insegnarci che Giangiacomo non è il tuo padrone 
perché «è un rivoluzionario»? Prova ad andare a spiegarlo 
agli operai delle sue cartiere e delle altre sue fabbriche. 
Tu ti sbagli, pidocchio, se ti illudi che sia più facile, per 
Feltrinelli o per te, ingannare noi che i suoi operai! E ti sba- 
gli due volte se credi che gli operai di Feltrinelli siano come 
te. 

Tu parli di «malato», Brega: tu ti credi già psichiatra a 
Mosca! Ma tu sei molto ma molto più fragile. E non sei per 
niente fuori dalla nostra portata. Parli contro il copyright e 
gli usi borghesi, proprio tu, poliziotto! Ma è stata la tua casa 
editrice che ha giocato, come sua abitudine, questo gioco 



giuridico borghese, domandandoci i diritti di traduzione. E 
per l'appunto noi ve li rifiutiamo, a causa di tutto ciò che 
siete. 

Se il nostro disprezzo ti è indifferente, bella figa, non biso - 
gnava domandarci niente. 

I rivoluzionari, quanto a loro, hanno sempre potuto riprodur- 
re tutto ciò che volevano dei testi dell'I. S.: e noi non ci 
siamo mai opposti in alcun modo alle molteplici edizioni 
pirata, fatte in dieci Paesi, dei nostri testi e dei nostri libri. 
Ma la casa editrice Feltrinelli non è nemmeno degna 
dell' edizione-pirata. 

E anche per voi, d'altra parte, se passerete sopra il nostro 
rifiuto, state pur sicuri che non protesteremo attraverso alcu- 
na via giuridica e borghese. 

Sei tu, Gian Piero Brega, poiché hai fatto la bravata di 
esporti con questa lettera, che noi considereremo come per - 
sonalmente responsabile di qualsivoglia edizione dei nostri 
testi da parte della casa Feltrinelli. 

E questa volta è sulla tua pelle che avremo il piacere di 
ripagarci. 



Per la sezione italiana dell' I.S. : 



Gianfranco Sanguinetti 



[tratto da ìnternazionale situazionista, 
Corrispondenza con un editore] 




Corrispondenza 



17 



MicrosMegma 



Sorpresa, sorpresa: C'OmphaCos 
di Nottingham è Cosa (privata 

Racconto psicogeografico a cura della Nottingham Psychogeographical Unit 

L'Inghilterra è piatta. Non piatta come un deserto, intendiamoci, ha le sue piccole collinette, i suoi su e giù, che 
sembrano più cumuli dimenticati lì dai muratori che non colline vere e propie. 

Ma è piatta dentro. Qui una volta c'erano montagne imponenti, colline drammatiche. Ora sono nella loro fase di 
erosione avanzata, lentamente si stanno appiattendo, non sono colline, non tendono verso l'alto, sono downs, tendono 
verso il basso. Questa è la sensazione che danno, e la gente le recepisce. Non hanno mai costruito verso l'alto. Le case 
hanno al massimo 2 o 3 piani. O forse questo è perché il maschio inglese è sempre stato così poco macho da non voler 
riempire il panorama di simboli fallici, surrogato d'impotenza (mmmh). O forse è solo perché Le Courbousier era fran- 
cese ed i francesi non son mai andati di moda in Inghilterra. 

Forse, forse. Comunque l'Inghilterra è piatta, è un piano padano non coltivato, e le Midlands, le terre di mezzo, 
sono il piattume della piattagione. Nottingham, al centro delle Midlands è il piattone del piattume della piattagione. 
Eppure vanta una collina, anzi una duna, un rialzo. Il centro è ben adagiato fra il fiume (confine sud) e la cresta (confi- 
ne nord). Nelle mie derive questa cresta è sempre stata un traguardo, un ostacolo, un confine. Salendo una qualsiaisi 
delle strade quasi parallele (una rarità da queste parti) che dal centro vanno verso nord, su per il versante dolce della 
cresta la sensazione è sempre piacevole. Non sembra di salire un calvario ma di elevarsi al di sopra di questa città piat- 
ta. Giunto in cima il godimento è finito. Una strada corre lungo tutta la cresta. Al di là c'e la periferia di Nottingham e 
oltre, la contea, la terra dei buzzurri, Mansfield, l'Inghilterra dei bulldog. Mansfield è una cittadina dove tutti sono 
disoccupati, dove c'è il più alto numero di skinhead pro-capite, dove il BNP (i nazi) ha appena spostato la sua sede 
nazionale. 

Non scendo, cammino lungo la cresta costeggiando un muro di pietre grosse. 

Riseguendo il percorso sulla mappa mi rendo conto che il muro nasconde una via verde. Una strada verde che 
seguendo la cresta della collina arriva nel punto più alto. Un cerchio verde e blu. Un punto di osservazione, qui. 
Abbracciare rutto, nord, sud, est, ovest Cazzo, ci vado. 

Trovo la via segnata in verde. È una strada d'erba. Non un sentiero, ma una strada di città vera e propia, con tanto di 
case che ci si affacciano su da un lato, solo che è coperta d'erba. Ebba. 

Salgo. Il cerchio, Vomphalos di osservazione si avvicina, ci arrivo. È un cerchio perfetto di muratura e dietro vedo 
una collina d'erba salire ancora per un metro o due. Fra me e lui, un muro alto circa un metro e un'inferriata alta altret- 
tanto. Ci giro intomo, i cancelli sono lucchettatì. Bastardi. Non mi scoraggio. Ci salto su e faccio per arrampicarmi, ma 
mi lascio andare subito. Sono imbrattato d'olio, o catrame o che cazzo sia non lo so. La cancellata è ricoperta di una 
sostanza nera, appiccicosa, oleastra. Bastardi. L'unico punto di osservazione di questa città è chiuso, cinto e oliato. 
Puoi entrare se vuoi, ma prima devi passare attraverso l'umiliazione dell'imbrattatura, oppure chiedere un permesso 
che probabilmente ti sarà negato. 

Bestemmio. Un vecchio mi sente e mi spiega che dietro il cerchio c'è una riserva d'acqua e che la cancellata è lì per 
evitare che qualche bambino ci cada dentro. Forse. Forse. 

Non smetto di pensare che l'unico punto in cui si possa abbracciare la città, un punto per il quale qualche secolo fa 
ci si sarebbe scannati, sia propietà privata. Anzi, no, meglio, propietà pubblica chiusa al pubblico. Non siamo usciti dal 
Medioevo, l'abbiamo solo surrogato. 

Trad. di Surprise, Surprise, Nottingham's Omphalos is Private Property di Davide F. 

Per contatti: 
N.P.U. 

16 Vìckers St 
Nottingham, NG3 4LD, 
U.K. 



Autunno 1995 




MicrosMegma 



L'angolo del rincoglionito 

RIFLESSIONI 
SULL'ATTIVISMO 
STUDENTESCO 

di Abbi e H off man 



Suppongo che voi non vediate il mio distintivo. C'è scritto: «Ho 
combattuto l'insegnamento». È un set composto da due parti. Sul 
secondo distintivo c'è scritto: «e l'insegnamento ha vinto». 

Dovreste sapere che più di 650 studenti si sono iscritti qui come delegati, in rappresentanza di 
oltre 130 scuole. Siete venuti nonostante il freddo e le dure condizioni economiche a fare qualcosa 
che non sono sicuro che siate pronti a capire. Sono assolutamente convinto che stiate facendo la 
storia per il solo fatto di essere qui. Voi state dimostrando che l'immagine dello studente americano 
di collage - che è quella di uno studente interessato alla carriera, al matrimonio, egocentrico yuppie 
- è assolutamente inattuale, che sta nascendo una nuova epoca, un nuovo studente. 

Si fa un gran parlare di confronti tra l'oggi e quello che è successo negli anni Sessanta. Voglio ricordare che nel 
1960, quando con il Comitato di Coordinamento Studentesco Nonviolento cominciammo a combattere nel Sud nei 
movimenti per i diritti civili, eravamo meno di trenta. Il famoso gruppo Studenti per una Società Democratica, ora sulla 
bocca di tutti, era formato nel 1962 da 59 persone. Prima di allora nessuno aveva fatto niente di così audace, fantastico, 
creativo e intrepido per riunire così tante individualità, tutte credenti in un radicale cambiamento della società. Fu sol- 



Attivismo studentesco 



19 



tanto una straordinaria prodezza. E vi auguro miglior 
fortuna oggi, e soprattutto domani, quando dovrete 
decidere se proseguire. Colgo questo momento anche 
per salutare il nostro glorioso attore-protagonista: 
buon compleanno Ronald Reagan! Penso che nessuno 
dei presenti questa sera creda ancora al suo «Good 
moming in America». 

Ho un sacco di discorsi nella testa: sulla CIA, sul 
test delle urine, sull'energia nucleare, sul risparmio 
delle risorse idriche che tra parentesi è la mia battaglia 
personale. Stiamo combattendo contro i tentativi della 
Compagnia Elettrica di Philadelphia di rubare l'acqua 
del Delaware per un'altra centrale nucleare. Battaglia 
personale? Non lo so. Un americano su dieci beve da 
quel fiume. Vi riferisco anche dell'attuale protesta stu- 
dentesca e del Centramerica, dove sono stato cinque 
volte. Ogni volta che mi trovo di fronte a un microfo- 
no sono estremamente preoccupato che danni cromo- 
somici e il morbo di Alzheimer prendano il loro corso. 
Mi verrà la bava alla bocca, a furia di accusare la cia 
di pisciare nelle centrali nucleari, d'inquinare l'acqua, 
di bruciare le menti dei giovani, così che facilmente 
diventino carne da macello per le guerre del 
Pentagono in Centramerica. Probabilmente questo non 
è davvero un cattivo discorso. [NdT. «Questo è in 
acido»] 

Martedì dovevo tenere un discorso alla scuola ele- 
mentare a bambini di 9 anni. Dissi, «Forza, scegliete 
un argomento a vostra scelta». Volevano sentire parla- 
re degli hippies. Mio figlio di 16 anni, America, [dio 
cane!!!NdT] mi ha sentito dire che non è possibile 
ottenere cambiamenti politici e sociali senza un cam- 
biamento culturale, e ha detto, «Papà, non riporterai 
qui gli hippies, vero? Gli hippies vanno ai concerti di 
Van Halen, si ubriacano, si denudano e picchiano tutti 
i punks in città». Gli dissi, «Okay, nessun hippies». È 
successo l'anno scorso, quest'anno ha cambiato idea. 
Sua madre ed io negli anni Sessanta eravamo attivisti, 
e lui ha sentito raccontare contro la guerra tante volte, 
senza mai crederci. 

Poi una notte, la primavera scorsa, vide il docu - 
mentario Oggi vent 'anni prima sull'effetto che ha 
avuto su di noi Sergeant Peppers Lonely Hearts Club 
Band dei Beatles. È più o meno l'unica cosa che posso 
raccomandare di vedere a chiunque parla degli anni 
Sessanta: un documentario semplicemente brillante. 
Se ne stava lì seduto a vedere gli sbirri affrontare i 
giovani nelle strade, gente che metteva fiori al 
Pentagono nei fucili dei soldati, e il Pentagono lievita- 
va [l'esorcismo del Pentagono fu una delle prime 
azioni degli yip, Partito Internazionale Giovanile , 
un'happening politico realizzato nell'ottobre 1967 a 
cui parteciparono oltre mille giovani. L'idea era di 
fare lievitare l'edificio a mezzo di un circolo di ener- 
gia positiva creato attorno ad esso. NdT], l'ha visto 
muoversi così come glielo avevano descritto. Gli sono 
venute le lacrime agli occhi, mi ha chiamato e ha 



detto: «Papà, perché sono nato adesso? Avrei dovuto 
essere un'hippie anch'io». 

Quando andavo al college molto tempo fa c'era un 
rituale d'iniziazione per le matricole. Ci spingevano 
tutti in uno stanzone e il docente selezionante veniva a 
farci un celeberrimo discorso: «Guardate alla vostra 
destra, guardate alla vostra sinistra, uno di voi tre non 
sarà qui tra quattro anni quando sarà tempo di diplo- 
mi». Io vi dico invece: «Guardate alla vostra destra, 
guardate alla vostra sinistra, due di voi tre non saranno 
qui tra quattro anni». Questo ha a che fare con il 
logorìo della sinistra. Sono sicuro che molte persone 
che vogliono organizzare connessioni interplanetarie 
risolvono tutto con Shirley MacLaine, e a me va bene 
che diventino moonies, yuppies o mormoni rinati. 
Non saranno loro a tenermi sveglio la notte. Sono 

nizzatori di successo che tra di voi sono quelli che 
sanno di poter fare anche meglio. Sapete che stare 
dalla parte degli angeli, avere ragione, non è sufficien- 
te. Per avere successo dovete lavorare duramente con 
una stretta collaborazione da parte di chi vi circonda. 
Voi avete prontezza di spirito, comparite al momento 
giusto, e agite. Queste sono le cose alla base della • 
vostra aspirazione a una méta, alla vittoria, al succes- 
so. E sono preoccupato perché in qualche modo a sini- 
stra, troppo spesso, è come se ci fossero tre persone in 
una cabina telefonica che cercano di uscirne. Due di 
loro cercano di calciare con forza il terzo, e per far 
questo impiegano tutto il loro tempo. Il terzo viene 
sempre insultato con un nome che finisce con "ista". È 
stato un movimento che si è autodistrutto. Vi guardo e 
penso ai miei compagni, non quelli che avete visto in 
Il grande freddo, ma persone che erano abili organiz- 
zatori del movimento. Voi conoscete alcuni dei loro 
nomi. Non hanno rischiato solo la loro carriera, i loro 
piani matrimoniali, e l'ostracismo delle loro famiglie, 
ma la loro stessa vita. Affrontarono folle con catene e 
guanti d'acciaio, le mazze della polizia, i giochi spor- 
chi e le infiltrazioni della fbi, e la cia, VArmy intelli - 
gence, la Navy intelligence , e ovunque nel Paese le 
squadracce rosse. Subirono pressioni dalle loro fami- 
glie. Erano preparati a tutto questo dal momento in cui 
avevano deciso di andare controcorrente caricandosi 
di responsabilità. Non erano preparati alle lotte intesti- 
ne e a un movimento che si autodistrusse: tutto questo 
deve cessare. Ricordo un meeting democratico molto 
libero e aperto a New York nel 1971. 1 diversi gruppi 
erano tutti presenti. Ce n'era uno che disapprovava la 
struttura decisionale creata. Voleva definire le sue 
divergenze con la maggioranza e così arrivarono 
armati di mazze da baseball. Non ricordo il nome del 
gruppo - si trattava del Comitato del Lavoro 
Nazionale o Caucus - ma ricordo il nome del suo lea- 
der, Lynn Marcus, oggi meglio conosciuto come 
Lyndon LaRouche. 

Il movimento si è scisso su altri problemi. Siamo 



20 



Autunno 1995 



troppo orientati alla discussione ma non altrettanto 
alla prassi. Discutiamo all'infinito, cercando di deci- 
dere chi pone il problema maggiore, lasciando così 
che passi il momento propizio per agire. Quindi viene 
posto un altro problema cosicché sono già superati 
entrambi. Discutiamo su quale "ismo" sia più impor- 
tante e sono d'accordo che tutti gli ismi portino a sci- 
smi conducenti agli wasms [gioco di parole tra il pre- 
sente is-ms e il passato was-ms. NdT]. Abbiamo biso- 
gno di un linguaggio per entrare nel prossimo secolo. 

Dobbiamo sbarazzarci delle false dicotomie. C'è 
stato un gran discutere negli ultimi giorni se il fulcro 
organizzativo debba essere locale, regionale, naziona- 
le, o interplanetario. Non ho mai visto vincere una bat- 
taglia sul piano nazionale che non fosse appoggiata e 
organizzata dalla base. D'altra parte, non ho mai visto 
una battaglia locale che non faccia affidamento 
sull'aiuto esterno di agitatori. Un'altra falsa dicotomia 
è quella che chiamo dentro o fuori il sistema. Il suo 
interno e il suo esterno sono separati da una membra- 
na semipermeabile ed è solo questione metafisica, non 
pratica. La posizione corretta, specialmente in questi 
tempi, è stare con un piede sulla strada - il piede del 
coraggio, che rimuove il blocco dell'indifferenza - e 
un piede nel sistema - il piede intelligente, quello che 
impara come sviluppare strategie, costruire coalizioni, 
mediare, fare soldi, fare un indirizzario, usare media 
elettronici. Avete bisogno anche di quel piede. Il piede 
coraggioso esce in strada per combattere contro il pro- 
cesso di inculturazione che dice: «State rinchiusi», 
«Non uscite nelle strade», «Perdete il lavoro nelle 
strade», «C'è criminalità nelle strade», «Diventerete 
dei barboni», «È terribile», «Yecch». La disobbedien- 
za civile - bloccare camions, fare barricate, occupare 
palazzi, incatenarsi alle ringhiere (ho passato le vacan- 
ze estive incatenato a una ringhiera) - può essere un 
necessario atto di coraggio, ma non se ne cava una 
rapa dal buco. 

Prendere decisioni è stato un problema per la sini- 
stra. Negli anni Sessanta le prendevamo all'unanimità. 
Nel 1970, quando c'erano 15 persone a manifestare e 
tre di loro erano agenti della fbi e altri sei schizofreni- 
ci, ottenere l'unanimità era un problema Lo chiamo la 
maledizione di decidere all'unanimità, poiché alla fine 
è la legge della minoranza: il più facile modo per 
manipolare, o bloccare ogni decisione. È una storia 
infinita. Generalmente la gente è squattrinata, senza 
alternative, senza un nuovo linguaggio e si limita a 
porsi in competizione per vedere chi riesce a tirarsi 
fuori dalla merda. Dev'esserci volontà d'accordo 
cosicché le decisioni vengano prese all'unanimità, ma 
dev'esserci anche un modo per mezzo del quale voi 
possiate esprimere le vostre preferenze. La procedura 
democratico-parlamentare - regola della maggioranza 
- è la più difficile da attuare, poiché per raggiungere 
veramente il vostro obiettivo dovete uscire allo sco - 
perto per richiamare sempre più gente affinché otte - 




niate voti per la volta successiva. 

La mia visione dell'America non è così allegra e 
ottimistica come potrebbe essere. Sono d'accordo con 
Charles Dickens, «Questi sono i tempi peggiori, i 
tempi peggiori sono questi». [Mah! NdT] Guardate le 
istituzioni che ci circondano. La Finanza, in bancarot- 
ta; la Religione, immorale; le Comunicazioni non 
comunicano; l'Educazione non educa. Un sondaggio 
di ieri dimostrava che il 48% di americani desidera 
che qualcun'altro si presenti per l'elezioni piuttosto 
che i candidati attualmente in lista. Le ultime elezioni 
del 1987 hanno avuto la più bassa affluenza dal 1942. 
Ci sono persone che in assemblee come questa - di 
studenti che si assumo il proprio ruolo sul fronte del 
cambiamento sociale in America, lottando per la pace 
e la giustizia - asseriscono che questi non sono i tempi 
giusti. Ma perché non lo sono? Non ci potrebbe essere 
un momento nella storia migliore di questo. 

Incrocio le dita perché spero che le divergenze 
interne non vi dividano. Spero riusciate a mettere a 
fuoco quali sono i veri nemici là fuori. Alla fine degli 
anni Sessanta eravamo così arrabbiati che volevamo 
distruggere tutto: fu quando cambiammo nome 
all'America ficcandoci la "k". Gli umori oggi sono 
diversi, e il linguaggio che corrisponderà agli umori di 
oggi sarà diverso. In questa società le cose si sono così 
deteriorate che non dipende da voi distruggere 
l'America, dipende da voi farvi avanti per salvare 



Attivismo studentesco 



21 




l'America. Lo stesso impulso che ci ha aiutato a com- 
battere contro l'Impero 200 anni fa deve aiutarci a 
liberarci oggi dal Sacro Impero Finanziario. La multi- 
nazionali - col loro denaro in Svizzera, le loro sedi in 
Lussemburgo, le loro barche nel porto franco di 
Panama, le risorse naturali ovunque nei Paesi in via di 
sviluppo, e i loro assopiti consumatori negli Stati 
Uniti - non hanno a cuore l'interesse degli Stati Uniti. 
Ronald Reagan e la cia hanno tradito l'America, 
l'hanno venduta al Sacro Impero Finanziario. Il nemi- 
co è là fuori, non è in questa stanza. È giusto che la 
gente abbia diversi punti di vista, ma voi dovete essere 
uniti. 

Dovete anche mandare un messaggio e per farlo 
dovete disporre di un mezzo. Sappiamo che la TV è 
un stupido tubo. Sappiamo che la televisione educati- 
va è un ossimoro, una contraddizione in termini. Lo 
sappiamo per aver letto falsi intelletttuali come Alan 
Bloom e il suo Closing ofthe American Mind, o per 
aver letto quelli buoni come Neil Postman, il cui 
Amusing Ourselves to Death: Public Discourse in the 
Age ofShowbiz è un libro magnifico. Bloom vuole che 
spegnamo il televisore e che cominciamo a leggere la 
Bibbia, Postman solamente che spegnamo il televiso- 
re. Sono critici della televisione, ma non attivisti. Un 
sacco di gente mi dice, «Abbie, ti dai da fare per i 
media, quello è il tuo compito, tu manipoli», e molte 
altre cose del genere. Questa è una falsa concezione. 
Non ho mai fatto niente in vita mia per i media. Vi sto 
parlando attraverso un microfono perché la mia voce è 
debole, e non potrei raggiungervi tutti se non lo usas- 
si. Ma le mie parole non sono per questo dannato 
microfono. Se volete raggiungere centinaia di migliaia 
o milioni di persone, dovete far uso dei media e della 
televisione. La televisione ha un impatto enorme sulle 
nostre vite. Non leggiamo, semplicemente guardiamo 



le cose. Non raccogliamo informazioni in maniera 
intellettuale, vogliamo semplicemente tenerci in con- 
tatto. 

Cattiva com'è, la televisione ha l'abilità di pene - 
trare nel nostro mondo immaginario. Questa è la 
ragione per cui le immagini sono prima di tutto veloci 
e animate, molto corte, molto limitate e specifiche, e 
quindi vaghe, confuse e distorte. Come possono que- 
ste immagini non essere molto importanti? Esse deter- 
minano la nostra visione del mondo. Nel New 
England, non avremmo mai saputo che esisteva un 
movimento dei diritti civili nel Sud. Non avremmo 
saputo dell'esistenza del razzismo, che i neri venivano 
linciati, se non ci fosse stata la televisione. Queste 
cose non le raccontavano nelle nostre scuole e chiese. 
Dovevamo sentirlo e vederlo coi nostri occhi. Dovete 
usare quel mezzo per spiegare ciò che gli studenti 
hanno cambiato. Dovete dimostrarglielo. Fate che il 
mondo veda, così come noi vediamo gli studenti della 
striscia di Gaza lottare per la loro libertà e giustizia, e 
gli studenti di Johannesburg, di El Salvador, 
dell'America Centrale, e delle Filippine lottare per la 
libertà. 

Il fatto che oggi siano rappresentate centotrentra* 
scuole su 5.000 colleges e università in America ci 
ricorda che andare controcorrente nell'Università del 
Sud Dakota o dello Stato della Louisiana è un lavoro 
molto duro e solitario. Dovete sentire di far parte di 
qualcosa di più grande. Dovete sapere che là fuori c'è 
un movimento. Là è dove il ruolo di un'organizzazio- 
ne nazionale studentesca diventa così importante, 
dando speranze e consolazione alla gente che cerca di 
ottenere cambiamenti dalla base. 

Il movimento studentesco è globale. Sono sempre i 
giovani che attuano un cambiamento. Non vi verranno 
certe idee quando sarete persone di mezz'età. I giova- 
ni sono arditi, hanno creatività, immaginazione e per- 
sonal computers. Soprattutto ciò che avete come gio- 
vani, e che è di vitale importanza per ottenere cambia- 
menti sociali, è che siete impazienti, che ciò che deve 
succedere, succeda ora. Dev'esserci abbastanza gente 
a dire, «Lo vogliamo subito, finché siamo vivi». 
Vogliamo che l'apartheid in Sud Africa finisca subito. 
Vogliamo che smetta subito la guerra in Centramerica. 
Vogliamo che la cia esca subito dai nostri campi. 
Vogliamo che cessino subito le molestie sessuali nella 
nostra comunità. Questo è il vostro movimento, questa 
è la vostra occasione. 

Siate avventurieri allo stesso modo che essere 
temerari e arditi, e afferate l'occasione, questo 
momento nella storia, per uscire a salvare il vostro 
Paese. Tocca a voi. Grazie. 

Discorso tenuto alla prima Riunione Studentesca 
Nazionalale, Università di Rutgers, 6 febbraio, 1988 

Traduzione e Cabernet Sauvignon: Simone de Bolivar 



22 



7555 



MicrosMegma 



ABOLIZIONE 
DELLA MONETA 

Encyclopédie des Nuisances 



L'arciprete di Hita diceva già nel xiv secolo che il denaro aveva il potere di «fare delle verità 
menzogne e delle menzogne verità». Oggi, sviluppato appieno nello spettacolo, questo poter e 
permette anche di parlare di «società senza denaro» quando il valore di scambio è a tal punto 
presente ovunque che diventa quasi inutile rappresentarlo in una moneta. L'astrazione economi - 
ca, che taglia i valori monetari in tutta la vita sacrificata, mira con la «monetica» ad accedere al 
proprio funzionamento autonomo, pura contabilità dell'amministrazione delle cose e degli uomi - 
ni reificati, espressione diretta di una misura della sottomissione che abolisce in ogni caso la 
potenza agitatrice del denaro. 

Una pubblicità che ci magnifica col nome di ljbertel «una nuova arte di vivere la banca» ci dice anche: «Magia, 
è trovare del denaro in un minuto senza domandare niente a nessuno». In fatto di magia si sa, dopo Marx, che quella 
del denaro era che in esso svaniva il rapporto sociale alla base della formazione del valore, e che esso appariva come 
«incarnazione immediata di ogni lavoro umano». Se a questa magia già vecchia può ora aggiungersene una nuova, è 
solo perché l'opacità dei rapporti sociali si è ulteriormente ispessita, e l'apparizione alienata della totalità del lavoro 
umano nel denaro tende a sua volta a dissolversi, per lasciare il posto, nella gestione burocratizzata e nella sua stru- 
mentazione elettronica, a un'alienazione totale inapparente. L'equivalenza generale incarnata nella moneta, e che 
rende manifesta una generale interdipendenza, diventa, come informazione immagazzinata nelle macchine del pote- 
re, l'oggetto di un'attività particolare, sempre meno controllata dal suo «proprietario» nominale. Il salariato vede 
allora il prezzo del proprio lavoro sfuggirgli al pari del lavoro stesso, per circolare lontano da lui fra le diverse buro- 
crazie che gestiscono la sua sopravvivenza. E l'astrazione, resa così ancora più astratta, essendo ridotta al puro quan- 
titativo, è certamente in qualche modo, nella sua circolazione elettronica, l'abolizione del bisogno di denaro, «il vero 
ed unico bisogno prodotto dall'economia politica», ma mediante una costrizione ancora più pesante in cui il denaro, 
il potere di ridurre tutto a un'astrazione, definisce autoritariamente i propri bisogni. 

Tutto ciò d'altronde è proclamato forte e chiaro dalla pubblicità, se la si sa ascoltare. Colui che può, grazie alla 



Abolizione della moneta 



MicrosMegma 



magia del libertel, «trovare denaro in un minuto 
senza domandare niente a nessuno», è evidentemente 
il quadro, l'impiegato modello, colui al quale non c'è 
più bisogno di domandare alcuna garanzia dato che si 
sa tutto di lui, di quel che «incassa»: infatti ha incassa- 
to tutto e si è così totalmente consegnato a quelli che 
tengono i cordoni della sua borsa, che non ha certo più 
niente da «domandare» loro. Il suo margine di libertà 
è stato calcolato al suo giusto prezzo, in proporzione 
alla sua sottomissione: «Avete ottenuto il 20 gennaio 
la vostra riserva libertel. Supponiamo che arrivi a 
40.000 franchi, circa due mesi delle vostre entrate 
[...]». Essendogli stata accordata liberamente questa 
riserva per trastullarsi nel lusso del consumo consenti- 
to («[...] la scadenza delle tasse arriva, le vacanze di 
Natale sono state costose e il saldo del vostro conto 
corrente è molto modesto»), il nostro quadro potrà 
rispondere all'angosciante domanda postagli da coloro 
che cercano di spremerlo più scientificamente: «Come 
fare per non disorganizzare il vostro budget?». Gli 
basterà gestire a domicilio, sul suo Minitel, la sua 
«tesoreria», le sue «finanze», cioè calcolare lui stesso 
a quale tasso farsi mangiare, quanto gli costerà ciò che 
una volta, in un'epoca meno libera, si sarebbe senza 
dubbio chiamato volgarmente uno «scoperto». Ormai 
coperto nei limiti esatti della sua integrazione, egli 
può rapportare istantaneamente ogni cosa - un viaggio 
in Egitto, un windsurf - alla sua misura: il suo tempo 
di lavoro, le sue «entrate». Perché egli deve tutto ai 
suoi benefattori, financo la soddisfazione di alleggeri- 
re per poco che sia il loro compito organizzando lui 
stesso in permanenza la ratealizzazione del suo debito, 
per finire ineluttabilmente col crac definitivo che sarà 
rappresentato dalla collocazione della sua forza-lavoro 
tra i rifiuti. In breve, questa «nuova arte di vivere la 
banca» non è altro che una sopravvivenza più stretta- 
mente controllata dall'economia, dove si abita un ter- 
minale e si circola per salti di «pulce» 1 elettronica, in 
funzione della forza motrice di cui il proprio denaro di 
plastica è stato accreditato. 

Trovare del denaro in un minuto senza dovere for- 
nire in cambio una merce, generalmente il proprio 
lavoro, ecco cosa sarebbe veramente straordinario. E 
se ciò diventasse comune, potrebbe essere solo perché 
sono crollati tutti i rapporti sociali di cui il denaro è 
misura, e perché, prima di perdere persino il ricordo 
dell'antica alienazione, si giocherebbe nelle strade con 
questo feticcio divenuto ridicolo. Ma tuttavia, 
all'infuori della proclamazione pubblicitaria del 
comunismo libertel, possediamo sufficienti indica- 
zioni concordanti per essere sicuri che questo mondo 
non è in alcun modo arrivato a organizzare la gratuità 
nell'abbondanza. La società «senza banconote» (cash - 
less society), di cui ci vengono descritte le bellezze, 
può essere solo una società in cui la penetrazione 
capillare della rete informatica ha raggiunto un punto 
tale che, rispetto all'onnipresenza degli strumenti del 



calcolo mercantile, la fugace materializzazione del 
denaro nella moneta appare ormai come un rallenta - 
mento della sua circolazione e scompare a favore della 
contabilità elettronica ove lo scambio non è più antici - 
pato, come nella forma monetaria, ma controllato in 
«tempo reale». Tuttavia, non è l'informatica che, con 
il suo denaro elettronico immateriale, rende le merci 
istantaneamente commensurabili (tra loro, cioè per 
ciascuno con il suo proprio prezzo, il suo salario), 
senza che abbiano bisogno di avere il loro valore rap- 
presentato fuori di sé, in contanti sonanti o, almeno, 
tangibili. Al contrario, è perché l'occupazione dello 
spazio-tempo da parte della merce permette di rappor- 
tare direttamente tutte le merci particolari al loro valo- 
re comune, il tempo di lavoro, che esse possono misu- 
rare tutte insieme il loro valore senza passare attraver- 
so la moneta. Il tempo-merce della produzione si spo- 
glia così dei suoi diversi travestimenti consumabili 
(servizi, tempo libero) per manifestare crudamente i 
suoi «caratteri essenziali di unità omogenee scambia- 
bili e di soppressione della dimensione qualitativa» 
(G. Debord, La società dello spettacolo). Il «tempo 
reale» dell'informatica, dapprima utilizzato come tec- 
nica particolare di controllo dei flussi mercantili, trov& 
allora il suo campo di applicazione nell'intera società. 

È un modo di realizzazione burocratica dell'utopia 
dei «buoni di lavoro orari» alla quale Marx obiettava 
che era impossibile abolire il denaro finché il valore di 
scambio restava la forma sociale dei prodotti. Con il 
suo delirio monetico, Io spettacolo cerca di provare 
che quantomeno è possibile abolire V apparizione del 
denaro, il segno della comunità sociale alienata, a pro- 
fitto della sua rete di segni gerarchizzati. Ma, anche 
per provare ciò, deve conformarsi punto per punto alla 
descrizione data da Marx del sistema bancario di cui i 
sansimoniani volevano fare il «papato della distribu- 
zione». Non foss'altro che per fare ragliare tutti gli 
asini che trattano Marx da cane morto, quando non da 
fanatico del gulag, citiamo ampiamente le pagine dei 
Manoscritti economico-filosofici del 1844 ove l'etica 
marxologica di un Rubel vuole vedere una «carica 
veemente» piuttosto che un'«analisi scientifica»; per- 
ché esse mostrano perfettamente che vi è in questa 
veemenza più scienza di quanta non ve ne sarà mai in 
tutte le tergiversazioni e in tutte le prudenze professo- 
rali. 

Innanzitutto Marx nota che, ingannati dalla scom- 
parsa della materialità del «potere estraneo», dell'alie- 
nazione, i sansimoniani vedevano nel «sistema banca- 
rio», nel credito, «un'abolizione progressiva della 
separazione dell'uomo e delle cose, del capitale e del 
lavoro, della proprietà privata e del denaro, del denaro 
e dell'uomo - la fine della separazione dell'uomo 
dall'uomo». Oggi, che questa illusione di disalienazio- 
ne non è più il pallino di una setta ma si trova propala- 
ta da tutte le fucine spettacolari che spingono ognuno 



Autunno 1995 



MicrosMegma 



a investire su se stesso e a valorizzarsi, essa appare, in 
tutta la grossolanità pubblicitaria della sua inversione, 
come «una disumanizzazione tanto più infame e più 
spinta giacché il suo elemento non è più la merce, il 
metallo, la carta, ma l'esistenza morale, l'esistenza 
sociale, l'intimità del cuore umano stesso; sotto 
l'apparenza della fiducia dell'uomo nell'uomo, costi- 
tuisce la suprema sfiducia e la totale alienazione». Ciò 
che in ogni istante viene calcolato e ricalcolato dalle 
macchine dell'astrazione mercantile, il credito accor- 
dato a ciascuno, è l'uso che l'economia fa di lui, la 
garanzia offerta dalla sua non-vita ai suoi sfruttatori. 
L'esclamazione di Marx, qui ahimè quasi antiquato 
nel suo appello all'indignazione: «Pensate a ciò che vi 
è di abietto nel fatto di stimare un uomo in denaro, 
come accade con il credito». Oggi, l'uomo stimato in 
siffatto modo può spingere l'abiezione fino a sfoggia- 
re lui stesso il suo prezzo, con la fierezza del quadro 
che esibisce la sua sfilza di carte di credito, i feticci 
che assicurano ch'egli fa parte degli eletti nel reame 
della merce. Ma, in ogni caso, nessuno può sognare di 
sottrarsi a questo «giudizio che l'economia politica 
porta sulla moralità di un uomo»; deve sforzarsi a tutti 
i livelli della gerarchia dello spossessamento perché di 
fronte alla concentrazione burocratica della ricchezza 
sociale esistono ormai solo debitori, e il credito è pre- 
sente ovunque come «il comodo intermediario dello 
scambio, cioè il denaro stesso elevato a una forma del 
tutto ideale». 

Così, un'opera che descrive per conto del 
Groupements des Cartes Bancaires la smaterializza - 
zione del denaro può prevedere che nel prossimo futu- 
ro la «scheda elettronica» diventerà «l'intermediario 
obbligato di tutti i nostri scambi con l'ambiente» 
(L'Argent invisible, l'ère des flux électroniques). Non 
è certo il carattere obbligatorio che mancherà a questo 
intermediario, ma qualunque sia il procedimento tec- 
nico adottato, la dipendenza creata sarà solo una 
nuova forma di quella dipendenza reciproca e genera- 
lizzata di individui indifferenti che è il contenuto del 
denaro. Se ciò si esprime elettronicamente come infor- 
mazione su ogni consumatore, è perché con la genera- 
lizzazione del salariato e la concentrazione della deci- 
sione economica può venire centralizzata la stessa 
gestione del credito. «Non è il denaro ad abolirsi 
nell'uomo all'interno del sistema del credito; è l'uomo 
stesso che si tramuta in denaro, in altre parole il dena- 
ro s'incarna nell'uomo.» Quanto denaro è incarnato da 
ciascuno, cioè quanto lavoro sociale egli può fare 
scambiare, ecco ciò che il credito valuta e pone nelle 
carte. E «riguardo a colui che non ha credito, egli non 
è soltanto giudicato povero, ma inoltre, moralmente, 
come qualcuno che non merita né fiducia, né stima, 
come un paria, un malfattore»; in breve, come un tra - 
ditore dell'economia. Dovrà subire «l'umiliazione di 
abbassarsi a mendicare il credito del ricco», nelle 
diverse forme impersonali adottate oggi, e ritenute atte 




a misurare oggettivamente se ci sia ancora qualche 
profitto da trarre da lui. Nell'economia, per salvarsi, 
bisogna entrare nel sistema del reciproco imbroglio, e 
fare di tutta la propria esistenza una pubblicità per il 
proprio valore mercantile. Perché ognuno è responso - 
bile di tutti i momenti della propria vita di fronte alla 
loro valutazione economica: «Grazie a questa esisten- 
za del tutto ideale del denaro, l'uomo è in grado di 
fare il falsario non solo con un'altra materia, ma 
anche con se stesso: obbligato a fare moneta falsa con 
la propria persona, deve simulare, mentire ecc. per 
ottenere credito; per cui, il credito diventa, sia dal lato 
di chi accorda la fiducia sia da quello di chi la solleci- 
ta, un oggetto di traffico, d'inganno e di abuso reci - 
proci». I nostri lettori riconosceranno qui facilmente 
tutti i leccapiedi che, dal più infimo dei lecca-moquet- 
tes au battant à la Tapie, devono incessantemente bluf- 
fare per sostenere il corso del loro valore fiduciario. 
Infine «appare chiaramente che alla base di questa 
fiducia secondo l'economia politica si trovano la sfi- 
ducia, il calcolo sospettoso per sapere se bisogna o no 
accordare il credito; lo spionaggio dei segreti riguar- 
danti la vita privata del richiedente ecc.». Non si 
potrebbe aggiungere null'altro di essenziale a questa 
conclusione descrivendo in dettaglio gli strumenti di 
cui questo controllo poliziesco si è dotato oggi. 



Abolizione della moneta 



MicrosMegma 



Tuttavia, la magia del valore monetario, l'onnipo- 
tenza della sua vita immateriale, se ha il suo versante 
sordidamente repressivo e poliziesco, in compenso ha 
anche quello, diciamo così, onirico e quasi poetico. 
Perché, dopo la banca a domicilio, è ora la Borsa a 
invitarsi senza complimenti e ad assillare coloro che 
non sono presso di sé da nessuna parte, e lì ancor 
meno che altrove. 11 salariato, già alleggerito dei suoi 
pochi soldi e della preoccupazione di trovare lui stesso 
il modo di spenderli, si vedrà quindi telematicamente 
collegato a più vasti flussi finanziari, e potrà così par- 
tecipare alla circolazione mondiale dei capitali stor - 
nandovi generosamente il residuo dei segni contabili 
che i prelevamenti automatici gli avranno eventual - 
mente lasciato. Le stesse pompes à phynance informa- 
tizzate permetteranno, dopo avergli fatto passare sotto 
gli occhi, per rispettare le forme, il prezzo del suo 
lavoro, di mobilizzare istantaneamente il suo evane - 
scente peculio per gettarlo nel mercato finanziario 
mondiale, anch'esso abbastanza evanescente. 
Conoscendo un po' cos'è oggi questo mercato finan- 
ziario, una simile proposta dovrebbe essere accolta 
con spavento se restasse al quadro qualcosa del buon 
senso, almeno nel sordido, del piccolo borghese. 
Tuttavia, l'aberrazione ha la sua logica, ed è normale 
che la perdita di controllo sui segni dell'equivalente 
generale informatizzato sia completata, per i privile- 
giati dello spossessamento, da un'entusiastica contem- 
plazione del girotondo senza fine che fa circolare que- 
sti segni attraverso il mondo. Il racket telematico, che 
mira a rastrellare scientificamente quel che si fatica a 
chiamare ancora risparmio, può così venire accettato 
come un progresso, grazie al quale ognuno conosce - 
rebbe, davanti al proprio schermo, l'ebbrezza del 
colpo in Borsa. Dello stupore del crac, evidentemente, 
neanche a parlarne, non sia mai. 

Questo progresso nella circolazione dell'astrazione 
ha infatti, al di là della democratizzazione delle picco- 
le operazioni di Borsa, un aspetto francamente diver- 
tente, quello di amplificare, con le sue ondate specula- 
tive che si ripercuotono da un capo all'altro del piane- 
ta, un'instabilità monetaria che cresce in modo incon- 
tenibile dal 1971, anno in cui fu abolita la convertibi- 
lità del dollaro, e, per la prima volta in tempo di pace, 
si assistette alla scomparsa di ogni moneta internazio- 
nale di riferimento. L'accoppiamento mostruoso della 
telematica e dei flussi di capitali non è solo una tecni- 
ca di raccolta marginale, ma si trova al centro della 
«rivoluzione finanziaria» che ha permesso da qualche 
anno la nascita dell'unico mercato perfetto che si sia 
mai visto: il mercato mondiale dei capitali smaterializ- 
zati. Tale perfezione ha già mostrato alcune delle sue 
bellezze, e si è in diritto di aspettarsene altre. 
Fors'anche il gustoso spettacolo di un naufragio finan- 
ziario mondiale. La stessa magia che dovrebbe per - 
metterci di trovare del denaro in un minuto senza 
domandare niente a nessuno, funziona apparentemente 



meglio nel consentire ad altri di farlo sparire in gran 
quantità, senza che nessuno possa comprendere esatta- 
mente come. Così un bel mattino t'informano che la 
Volkswagen ha perduto d'un sol colpo l'equivalente 
del suo utile annuo a seguito di una truffa che sarebbe 
di fatto piuttosto una speculazione sfortunata sul dol- 
laro. Questo caso limite di volatilità dei capitali, fino 
alla loro volatilizzazione pura e semplice, illustra 
abbastanza bene, con i rocamboleschi pirataggi dei 
«raiders» di Wall Street, il tipo di perfezione che può 
raggiungere un mercato ove l'arbitrio sfrenato è la 
norma, e in cui il capitale, piuttosto che depositarsi in 
investimenti, preferisce correre ininterrottamente 
attraverso il mondo alla ricerca di profitti speculativi. 

Così come la degradazione della natura è molto 
più profonda di quanto ci lascino supporre, l'usura dei 
meccanismi che un tempo regolavano i rapporti inter- 
capitalisti è molto più avanzata di quel che ci vogliano 
fare credere. Perché anche a questo riguardo coloro 
che sanno come stanno le cose non lo dicono e quelli 
che parlano non sanno nulla. Nondimeno, sempre più 
spesso, ai «decisori» sfuggono angosciate confidenze 
sulla realtà incontrollabile di questo sistema finanzia- 
rio internazionale che dovrebbe essere il garante e la* 
misura di tutti i processi economici. Uno di tali esperti 
sospira: «Non si sa più con certezza chi prende a pre- 
stito da chi e chi impresta a chi» (cit. da H. 
Bourginat, Les Vertiges de lafinance internationa - 
le). E un altro rincara: «Tutti si scambiano i loro debi- 
ti, e si finisce col non sapere più chi sia alla fine della 
catena, chi sia creditore e chi debitore». Ecco un'igno- 
ranza di cui qualche avventuriero della finanza può 
trarre profitto, ma alla quale tuttavia nessuno vuole 
realmente porre fine: il groviglio inestricabile dei 
debiti e la circolazione elettronica ultrarapida di un 
credito che nessuno può garantire esprimono chiara - 
mente, nel linguaggio della patologia finanziaria infor- 
matizzata, una fuga in avanti paragonabile, per quel 
che concerne il corso forzoso dell'astrazione economi- 
ca, a ciò che è, nell'ordine della sua materializzazione 
autoritaria, lo sviluppo dell'industria nucleare. Forma 
ideale del denaro, il credito conosce un'inflazione 
anch'essa «ideale», illusione nominale della ricchezza 
che il capitalismo si dà da sé. La demoltiplicazione 
artificiale dei profitti speculativi poggia o piuttosto 
slitta su di un'imballatura dello scoperto che il sistema 
si vede costretto a concedersi sempre più liberamente 
per compensare i profitti che non riesce a realizzare 
nella circolazione delle merci. 

In una situazione in cui l'equivalente generale 
astratto della ricchezza sociale diventa così ancora più 
astratto, perché questa ricchezza è essa stessa molto 
dubbia, un finanziere può far notare tristemente che la 
funzione primaria della moneta dovrebbe essere quella 
di «facilitare gli scambi e non di dominarli», e che «il 
segno (il denaro) e la realtà (la merce, il prodotto) 
obbediscono ormai a leggi diverse [...]» (J. 



26 



Autunno 1995 



MicrosMegma 




Peyrelevade, presidente della banca Stera, in «Le 
Monde», 17 aprile 1987). Questi lamenti di un reali - 
smo borghese anacronistico, come tutte le lagnanze 
che denunciano l'irrealtà troppo flagrante del boom 
finanziario, vogliono ignorare ch'essa esprime di fatto 
la realtà economica più profonda, la dismisura di una 
concentrazione della ricchezza sociale che prosegue al 
di fuori di ogni uso, obbedendo alle leggi insensate 
imposte dal dominio perpetuato del valore di scambio. 
Ciò che l'attuale direttore del Fondo Monetario 
Internazionale chiama «l'enorme strapiombo di un 
settore finanziario proliferante che copre con la sua 
ombra l'economia reale», è quindi piuttosto l'enorme 
strapiombo dell'economia mercantile che copre con la 
sua ombra la vita reale, quando non la schiaccia crol- 
lando a blocchi. Per ritrovare una misura, un uso 
sociale definito autoritariamente, per restaurare delle 
leggi universali che abbiano vigore, i riformatori 
devono rivolgersi ancora una volta allo Stato, ('«ulti- 
ma ancora di salvezza». Ma chi salverà questo salva- 
tore, dal momento che gli Stati sono anch'essi, dap - 
pertutto, come creditori e investitori, immersi fino al 
collo nel fiume degli indebitamenti che permettono 
l'autovalorizzazione artificiale dell'astrazione moneta- 
ria? Hegel vedeva già ai suoi tempi, la merce, il movi- 
mento autonomo del non-vivente, «come la bestia sel- 
vaggia che invoca la mano ferma del domatore»; si 
sono poi visti succedersi sulla scena storica numerosi 
apprendisti domatori, o dotti esperti in domatura, il cui 
insegnamento è ben riassunto nell'affermazione di 
Keynes secondo cui il sistema burocratico totalitario 
«non contiene, né saprebbe contenere, per quanto con- 
cerne la tecnica economica, alcun elemento utile cui 
potremmo ricorrere, se mai lo decidessimo, nel quadro 
di una società che resti conforme agli ideali del bor - 
ghese britannico» ( J. M. Keynes, Laissez-faire and 
Communism, cit. da Paul Mattick, Marx e Keynes). 
Gli ideali del borghese britannico erano effettivamente 
assai poca cosa, ma benché non sia questo il luogo per 
tentare di valutare precisamente i rapporti attuali della 
bestia selvaggia e del suo domatore statale, è certo che 
essi fanno talvolta pensare che è piuttosto la mano 
senile di quest'ultimo a invocare le mascelle ferine. In 
ogni caso, l'immagine fornita da questo confuso 
miscuglio non assomiglia granché al ritratto ideale 
della burocrazia come «classe universale» che, «libe- 
rata dal lavoro diretto in vista dei bisogni», «si occupa 
degli interessi generali, della vita sociale». Evoca piut- 
tosto, come alla fine della Fattoria degli animali, una 
danza macabra dello Stato e della merce nella quale 
non si sa più bene chi è la bestia selvaggia e chi il 
domatore. Ma si sa sempre chi è calpestato senza fine. 

La confusione dei politici di Stato e delle loro vel- 
leità di ordine economico è tale che un commentatore 
qualsiasi può sottolinearla, in occasione del più recen- 
te tra i «summit» periodicamente incaricati di mettervi 
fine: «Si vuole stimolare la domanda interna agli usa 




grazie a una diminuzione della spesa pubblia (e quindi 
dei prestiti per finanziarla). Si spingono la Repubblica 
Federale Tedesca e il Giappone a rilanciare, le loro 
economie mediante un aumento del budget statale (e 
quindi dei prestiti). Nessuna operazione mediatica 
potrà venire a capo di questa contraddizione» ( Paul 
Fabra, in «Le Monde», 7-8 giugno 1987). Si com - 
prende quindi che un sistema ormai incapace di auto- 
comprensione, preferisca contemplare le macchine 
che gli rappresentano la magia del suo funzionamento 
incontrollabile come pura rapidità della circolazione 
dell'astrazione rispetto alla quale ogni percezione 
umana è deficiente: «In certi giorni, gli stessi compu- 
ter lavorano a diverse velocità. Quando la febbre 
s'impadronisce del mercato, s'inseriscono in fase di 
fast market: gli scambi sono così rapidi che i prezzi 
registrati sugli schermi sono dati solo come approssi- 
mativi» («Le Monde», 21-22 dicembre 1986). 

Si vede così che se la potenza del denaro non è 
abolita com'è affermato, ma al contrario rafforzata 
come coazione poliziesca, al contempo incontra nella 
sua stessa autonomia, come calcolo burocratico della 
sopravvivenza pianificata, il suo limite e la sua con - 
traddizione. Il suo arbitrio esplode allora al massimo 
livello dell'astrazione, nella demenza della finzione 
finanziaria ove riappare come irrazionalità mondiale 
quel che è razionalizzato, cioè represso, ovunque, alla 
base della società. Perché tutti i progressi e tutte le 
incongruenze di un tale sistema possono essere solo 
una nuova regressione e una nuova conseguenza dello 
spossessamene. 

1 In francese chip è detto puce: pulce. 

Trad. da «Encyclopédie des nuisances» 11, juin 1987. 



MicrosMegma 



DEMOCRATICI 


ria panp^ll^piQ r*fr-f 
LUI Calie eli ti i<t, oin, 


(Domenico Feria) 


come: rase ri e 

/In | i ivi ri /i /li» vi'ifini et 

od patrone, aa viaggio, 


[ Democratici fristisini 


da sella, e mociglie, oggetti 


e Marxisti, nrocurano 


i i|iutii 9 seconuo ìe ivi<tiene 


molti tumulti non 

munì luiiiuiu^ iujii 


di cui sono fabbricati, appartengono, 


perché gli Operai 


in peneralp sii IVfonrln 

Ul gelivi «41V, tal iTlUHUU 


abbiano a PQ^prp 

auuuiuu Ci C33C1 C 


Cristiano delle Merci. Se non che 


Signori della Città, ma 


TTn/\ riunii OnoiHi i o/»"jt»t , #1 optici 
U11U Ucgll KJ p<cl «11, «iCCUI vldlUàl 


accio clip col itiP77n 


coi Cittadini ricchi e Democratici, 


di nu 4M* IL loro 


sempre e cagione ai tognere 


rimaneono Padroni 


io oiaio agu viperai, uonue 


del do verno* e nero 


ne seguirà 


procurano tumulti e si rivolgono 


la idiiic e la povertà 


a' favori ri pila Mnltitiirlin» TI pho 


delle Citta. A che .. . 


spmnrp non p 

a^uiui nuli c 


si aggiunge 1 odio ette 


pei i i u^Lni, pcn-Ile 


i Cittadini ricchi e Democratici 


una Parte desìi Ornerai 


nanno coi r opoio 




minuto, irercne 


e tumultuare nani rlì 


i ioni piccoli si pumscono, 


la fritta p mrrf nHn 


ì grandi e gravi si premiano. E nascono 


ner In fritta arirlsir'P T iHprtsì 
I/*- 1 *** V^IImJ, gl lUalc JL^lUCl 1431 


altri tumulti, e vengono impiccati 


p rnmiìPì*»? le niihlìHdip 


in tanta confusione 


Dri&ioni. e saccheppiare 


e ìurure, luiu 


monasteri e conventi, 


crii TntiAPPnti ^t ptiom 
gli Xllllv/VCllU, CI Cllalll 


Sindacati e Partiti p rubare 

ìisviti ve* \- n v- x ul vii 9 il UUui v 


nl/fell W% 1 /k/\ll\AlTAll 

alcuni coipevou. 


il Mobile e l'Immobile, borse 


Naturalmente l'Animale Uomo 


da denaro e da Dallini. conerte 

v*«* v * * * *• X» VM4 |V 41111111^ V.VJ'lJ'V^Ji t-v- 


o ciici il suo simile, 


da spila da caccia 


e quando può 


e da viaggio, secchie. 


in Tf>rt"i In oitto p lo ctt*itr»ì*ì 
ili iella IH gllul <c ili allunici 


letti e spppìoIp 

'vili V. tJV^^glv/lvT 

da ramno valiate 

vaca v,caiii^/v/, t cmi? ivT», 


co piedi. Sempre i Mortali 

»•» A nirl jtv>^ a a r-iS MB aav a.h a, « »» »» a ■ a ^1 a 

uccidono e si uccidono, annoiando 


astucci cinphie 


1 9 T Ih i vt a w*n TV» 1 a 

l umverso. late 


e cinture, bretelle da calzoni, 


è l'Uomo. E questo vizio 




ch'io dico, sì 


da pistole, paraocchi 


barbaro, e sì 


da cavallo, secchi 


ridicolo, è 


da letto, da schioppo, 


veramente, un morbo della Specie Umana. 




MicrosMegma 





TESI 
SUL GIOCO 



PAUL Z. SIMONS 



111 gioco è il desiderio realizzato, la negazione del dominio. Il gioco è un'attività non mediata, non finalizzata 
a produrre una specifica emozione, anzi, a dire il vero, a non produrne alcuna. Il risultato del gioco può essere 
o l'orgasmo, o il terrore, o la delizia, o perfino la morte. Il gioco è ambivalente: ognuna di queste conclusioni 
è possibile così come una moltitudine di altre (potrebbe addirittura non esserci alcun risultato definitivo). In 
ogni caso, ogni eventualità, nel suo proprio contesto, è corretta, poiché nessuna è chiaramente dedotta se non dal 
contenuto dell'attività-gioco che la produce. 

2 Nelle società pre-agricole il gioco era il comune denominatore di ogni attività, così come il dono era, nella 
maggior parte dei casi, il tipico modo di scambio. Per i primitivi, il gioco non solo era l'attività che definiva 
le relazioni tribali e familiari, ma procurava anche cibo, vestiti e riparo. Nell'era pre-agricola dell'abbondan- 
za, l'esito di ogni caccia era irrilevante: il necessario (e il superfluo) non significavano nulla quindi le attività 
di procacciamento del cibo non erano spinte dal rischio della fame ma piuttosto esistevano semplicemente come 
diversivo, come gioco. Inoltre quest'ultimo era essenziale alla sua stabilità per la sua tendenza ad eliminare la coer- 
cizione, il linguaggio, persino il tempo. La morte del gioco fu il trionfo della civiltà, del dominio... 

311 capitale ha perseguito l'eliminazione del gioco per sostituirlo con il tempo libero; una lacuna che dev'essere 
riempita in contrapposizione alla realizzazione che la nega. Per il capitale il tempo libero è la valorizzazione 
del gioco, un'altra mediazione nell'infinito maelstróm di mediazioni. Il capitale, nel suo doppio ruolo di 
magnaccia e di puttana, non solo crea il tempo libero ma produce anche merci e Spettacolo con cui riempirlo. 
Tale valorizzazione richiede partecipazione passiva, stupefatta (negazione del gioco) e cerca di suscitare un'unica 
reazione di piacere che è, naturalmente, il saldo per l'investimento di tempo/denaro per una specifica 
merce/Spettacolo. Di conseguenza, il gioco (come il linguaggio) ritorna alla sua forma magica e diventa qualcosa di 
pericoloso, ingovernabile e in fine letale; e il capitale per scoraggiare il gioco lo descrive proprio così... 



MicrosMegma 



411 capitale, pur nell'attuale forma di dominio reale, è stato incapace di sradicare il gioco. La "scoperta" del 
gioco è avvenuta ripetutamente in questo secolo, occasionalmente (sebbene non esclusivamente) nel regno 
dell' avant-garde. Alfred Jarry nei giochi Ubu, e nella sua patafisica (scienza delle soluzioni immaginarie) 
riduce definitivamente in cenere la serie ininterrotta di rappresentazioni retrogradi. Fecendo ciò reintroduce il 
gioco non come anestetico bensì come valanga. Dada ha portato avanti l'assalto, ma a parte l'eccezione della varian- 
te di Berlino (e il suo non-membro più convincente, Schwitters), la nozione di gioco è stata ritualizzata, è morta. 
L'ultimo recupero dell' avant-garde, raggiunto con la reazione del surrealismo e la simultanea rinascita della rappre- 
sentazione, ha eliminato il gioco come elemento di rifiuto fino alla riapparizione, dopo la Seconda Guerra mondiale, 
di correnti utopistiche. Un certo numero di movimenti culturali postbellici come il più considerevole Lettrismo, 
l'Internazionale Situazionista, la Mail Art e il Neoismo hanno incluso il gioco nella loro sperimentazione. Nessuno, 
comunque, è riuscito a realizzare le implicazioni rivoluzionarie del gioco permettendo così che diventasse nuova- 
mente formale, rigido e in tal modo recuperato come attività mediata. 

511 gioco è divenuto parte integrante dell'attività rivoluzionaria. Persino Lenin, il padre idiota della sinistra 
autoritaria, potè (correttamente) descrivere la Comune di Parigi del 1871 come un «festival degli oppressi» 
anche se (come Marx) giunse a un'erronea conclusione a proposito del fallimento della rivolta. Vi è una ple- 
tora di esempi che il gioco fosse incluso nell'attività dei Comunardi, specialmente in quella distruttiva. Ciò 
non deve sorprendere, data la mancanza di risorse, contingenze militari dei Comunardi e il fatto che l'intera ribellio- 
ne durò non più di 72 giorni. Tuttavia il rovesciamento della colonna a Place Vendome (un simbolo delle vittorie 
napoleoniche universalmente odiato), così come l'attentato compiuto da alcuni Comunardi estremisti di incendiare 
Notre Dame possono solo essere interpretati come gioco. Tali manifestazioni si insinuarono anche nel comportamen- 
to dei Comunardi. Si ricorda l'aneddoto del giovane ribelle che affrontò in strada un sospetto borghese. Il capitalista 
nervoso protestò dicendo che non aveva avuto mai a che fare con la politica, al che il comunardo replicò: «Proprio 
per questo t'ammazzerò». Sebbene l'aneddoto finisce qui nei resoconti storici, non è difficile immaginare il giovane 
ribelle ostentare un ghigno diabolico allo scosso borghese per poi andare sulle barricate. . . boti chance, Cìtoyen! 

6 Anche gli scoppi rivoluzionari moderni hanno mostrato alcuni elementi di gioco. Gli eventi del Maggio- 
Luglio [Luglio?] 1968 in Francia riportano immediatamente alla mente i gioiosi, sdegnati poster fatti dagli 
studenti dell'insorta Ecole des Beaux-Arts. Inoltre sono emersi numerosi esempi di gioco anche attraverso il 
sangue, i lacrimogeni e le bombe a mano delle notti di lotta sulle barricate (6-11 maggio). La maggior parte 
degli osservatori concordano su questo punto, Priaulx e Ungar descrivono gli studenti provocatori come «una grande 
famiglia pazza di gioia»; anche il reseconto del partigiano trotskista da parte di Seale e McConville include un aned- 
doto a proposito del Luxembourg, il caffé gauchista: durante una notte di tumulti, il caffé venne invaso e trasformato 
in un improvvisato campo di battaglia e quando gli insorti e la polizia se ne andarono, al gestore venne ordinato dal 
prefetto di chiudere il locale, al che egli rispose «questa notte il Luxembourg non chiuderà le sue porte, non n'è 
rimasta neanche una! Più recentemente, durante la soppressione di Solidarnosc in Polonia, un pugno di militanti 
aveva costruito una maschera con un berretto da ufficiale e occhiali scuri con una certa somiglianza al generale 
Jaruzelsky. La cosa buffa era che la maschera venne disegnata per essere portata dai cani. Durante gli ultimi giorni 
di Solidarnosc la polizia dovette di giorno impedire le manifestazioni e la notte dar la caccia ai cani randagi che, nei 
propositi, impersonavano il Segretario generale del Partito comunista... 

7 L'esistenza di "Tesi" che cercano di definire e far luce su esempi storici di gioco si pone, per qualche verso 
tristemente, come testamento per l'alienazione dell'attività che esse cercano di descrivere. Il malessere finale 
che ha caratterizzato la teoria e la cultura rivoluzionaria per almeno gli ultimi due decenni dev'essere inter- 
pretato come il trionfo della tecnica formalizzata, dell'opprimente bagaglio dell'intellettualismo. Persino i 
comunisti dell'estrema sinistra e i movimenti anarchici sembrano condannati a incespicarsi lungo lo stesso squallido 
sentiero attraversato dalla Socialdemocrazia circa un secolo fa. La credenza "rivoluzionaria" che la "liberazione" 
della donna, delle minoranze etniche, dei gays e lesbiche o del Terzo Mondo avrebbe preso una forma significativa- 
mente differente da quella della "liberazione" della classe lavoratrice per via di aumenti salariali, politiche di occu- 
pazione e "benefici" esiste come esempio inoppugnabile della pervasiva e disintegrativa coscienza della sinistra. La 
coscienza rivoluzionaria, d'altra parte, sembra risiedere attualmente nel rifiuto di ogni forma dominante, nella per- 
manente contestazione di ogni presupposto; in poche parole, nel gioco. Se la nuova società è in gestazione nel grem- 
bo di quella vecchia, allora il suo primo compito è quasi ovviamente il matricidio. 

LAVORATORI DI TUTTO IL MONDO, VENITE A GIOCARE! 

Traduzione di Simone B. 



MicrosMegma 



Come hackizrare un VPiX 



Un altro file .txt sull'hacke raggio 
made in Italy: i VAX con sistema 
operativo VMS (Virtual Memory 
System) sono sistemi multiutente 
molto usati dalle grosse aziende 
(Fiat, Olivetti, Politecnico di Torino 
e Milano), può essere utile saperne 
qualcosa... 

Nuclei Cyberaut OH 

Akkonti da provare se volete entrare 
in un VAX- VMS 

Naturalmente rikonoscete un VAX 
kuando, dopo la konnessione, sentite 
un BEEP e vedete kualkosa del tipo: 
Welcome to VAX/VMS V5.4 
Username: 

kualkosa kome: 

Welcome to VAX/VMS V5.0 on 

UNATHORIZED TO THIS 
SYSTEM IS PROHIBITED - 
ONLY AUTHORIZED USERS 
ARE CAN USE IT 
Username: 

Altre volte vedrete solo l' Username 

request senza il Welcome message. 

Ok, alla rikiesta di Username provate 

ks. akkounts: 

SYSTEM/SYSTEM 

(Ks. è il SYSTEM akkount... Ma solo 

1 volta nella mia vita sono entrato in 
un VAX kon ks. akkonto, a kausa 
dell'inkompetenza dell'operatore) 
Password: 

FIELD/FIELD 

FIELD/SERVICE 

(Funziona molto spesso) 

BACKUP/BACKUP 

(Andrete al menu di BACKUP, ma lì 

ci sarà uan funziona x entrare in 

DCL) 

TEST/TEST 

SYSTEST/SYSTEST 

DECNET/DECNET 

(Molte volte vedrete: 

You are not authorized to Iogin 

from this source) 

DEC/DEC 

DECMAIL/DECMAIL 
MANAGER/MANAGER 
OPERATOR/OPERATOR 
ROOT/ROOT 



Ks. è un akkount Unix ma un tipo 

l'ha trovato in un VAX/VMS V5.2 

(Raoul... Ehehehe) 

ROOT/SYSTEM 

Ci va poi anke kulo!!! 

USER/USER 

USERTEST/USERTEST 

VAX/VAX 

HELP/HELP 

(help account, provate ad entrare in 

DCL kon CTRL-Z o CTRL-Y) 

DCL/DCL 

DEMO/DEMO 

GUEST/GUEST 

(1 anno fa entrai in un VAX kon ks. 

akkonto,ed era pure kon privilegi) 
NEW/NEW 
NEWS/NEWS 
DEFAULT/DEFAULT 
ADS/ADS 
NET/NET 
NET/NETWORK 
ORACLE/ORACLE 
REPORT/REPORT 
REPORTS/REPORTS 
SYS/SYS 

DELPHI/DELPHI 

MAIL/MAIL 

MAILER/MAILER 

TCP/TCP 

HELLO/HELLO 

START/START 

JACK/JACK 

RUN/RUN 

JOB/JOB 

WORK/WORK 

LIB/LIB 

KERMIT/KERMIT 

DIALOUT/DIALOUT 

CONTAB/CONTAB 

(soprattutto sui VAX italiani) 
CONTABILITA/CONTABILITA 
DB/DB 

DUPLICA/DUPLICA 

LAVORO/LAVORO 

ACQUISTI/ACQUISTI 
MAGAZZINO/MAGAZZINO 

ANALISI/ANALISI 

ACQTO/ACQTO 
OPERATORE/OPERATORE 

Nome Della società/ 

AIUTO/AIUTO 
Se non entrate nel VAX kon ks. stra- 
ni akkounts, provate ad immettere 



kognomi tipo: ROSSI, BIANCHI, 
ANDERSON, ADAMS, SIMPSON 
o nomi kome: MARIO, SILVIA, 
MARK, ERIC, PETER, PAOLO... 
Se dopo la konnessione ad un 
VAX/VMS vedete kualkosa del tipo: 
Welcome to VAX/VMS V5.3 on 
node LARRY1 

Provate ad entrare kon l' akkount 
LARRY1, e sono sikuro ke funzio - 
nerà. Personalmente sono entrato 
parekkie volte kol noem del nodo... 
Non iresko a kapire xké l'operatore 
krei ks. akkounts. 

Bene, se voi siete un Operatore e 
volete proteggere un VAX/VMS dai 
tentativi di hackìng, vi rakkomando 
di proteggere l'akkount di SYSTEM 
e la relativa password, naturalmente, 
e di deletare akkounts kuali FIELD, 
SYSTEST etc. 

Così il solo akkount privilegiato sarà 

SYSTEM e kon ks. potrete fare tutte 

le kose ke in genere fate kon FIELD 

e SYSTEST Fatto ciò, iniziate a 

kreare akkounts x i vs. dipendenti, 

kuali: 

ID001 

ID002 

ID003 

Per le password, usate kose molto 
difficili tipo: 

S03JDJH28DJH8SFND 

oppure 

AAX01: 39283812232312333 

Non usate passwords del kome: 

BAX02: MILAN 

CAX03: INTER 

DAX04: JACK 

EAX05: SPORT 

FAX06: MUSIC... 

Bene karo Operatore , kuando krei 

ks. akkounts, non dare l'ALL privile- 

ge a tutti... Rikorda ke il solo 

kakount privilegiato è il SYSTEM. 

UAF> ADD ID001/PASSWORD= 

34239382333 <— Èok. 

UAF> ADD ID001/PRIV=ALL 

< — Non va bene. 

Hai dato l'ALL privs ad un normale 
akkount e non ] 
sword. 

Questo è 



Come hackerare un VAX 



31 



La Sacra Sindone 



Quasi un editoriale 

Nucleo informale Potlatch 

Parole del Potere 

Bob Black 

La quotidiana eternità della vita 

Raoul Vaneigem 

Precauzioni per lettere- e pacchi-bomba 



Useless Technology 

Criticai Art Ensamble 

Lettera aperta al Ministro Fantozzi 

C.S. Leoncavallo 

Ignacio Ramonet 

Corrispondenza con un editore 

Internazionale situazionista 

Sorpresa, sorpresa: l'omphalos di Nottingham è cosa privata 

Nottingham Psychogeographical Unity 

Riflessioni sull'attivismo studentesco 

Abbie Hoffmann 

Abolizione della moneta 

Encyclopédie des nuisances 

Democratici 




Sette tesi sul gioco 

Paul Z. Simons 

Come hackerare un VAX 

Nuclei Cyberaut Oli 



IYOCIE0 INFORMALE POUATCH